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pirati

 

  PIRATI !

Black B.

"Io sono un principe libero

ed ho altrettanta autorità di fare guerra al mondo intero

quanto colui che ha cento navi in mare"

      Samuel Bellamy, detto “Black”, è un pirata vissuto nei primi del settecento. Ha scelto la pirateria per amore e per denaro. Per poter sposare la donna di cui era innamorato aveva bisogno di soldi e non li aveva. Aveva fatto un po’ di tutto. A otto anni era già marinaio, poco più che ventenne aveva tentato il colpaccio, si era fatto finanziare un’impresa rischiosa ma molto redditizia. Gli era andata male. Così era emigrato (assai rapidamente) nel nuovo mondo ed aveva cominciato a flirtare con Maria Hallett una bella fanciulla americana. E puritana. Più puritana ancora era la famiglia di lei, che dopo alcuni giorni di cospirazioni e una rivoluzione di gossip di paese decideva per l’aut-aut: o la sposi o sparisci. Bellamy, che non aveva voglia di portare acqua al grande mulino del sogno americano (né di spaccare le zolle di terra nei campi) decise per la pirateria. Un po’ di colpi, giusto per racimolare il bottino sufficiente per guadagnarsi l’amore. Si arruola in una nave pirata “democratica”, in cui le cariche erano elettive e i bottini (e i liquori) spartiti in parti uguali. Si candida quasi subito alle elezioni e diventa capitano della nave. La sua carriera è rapida e inarrestabile. In un anno conquista più di cinquanta navi e accumula una ricchezza enorme. Poi arremba la Whydah. Era il vascello più grande e ricco che avesse mai tentato di depredare e ci riesce senza sparare un colpo. Con una fortuna tra 20000 sterline d’oro, broccati, gioielli decide di abbandonare la pirateria e di tornare dalla sua futura moglie. Ma non aveva fatto i conti con la iella. La Whydah incappa in una tempesta epocale al largo di Cape Cod e non ce la fa. Su un equipaggio di 146 persone solo in due salvano la pelle. Non Bellamy. Che muore a ventotto anni in mare. Libero e innamorato. Lo chiamavano “il Principe” non certo per nascita ma perché la leggenda ufficiale narra che ogni volta che conquistava una nave chiedeva di provarla. Se non la riteneva abbastanza veloce la restituiva al legittimo proprietario e se ne andava per la sua strada. Dicono fosse un pirata democratico perché nella Whydah (ripescata nel 1998) hanno rintracciato la flangia di bordo (simbolo di autorità) non presso i suoi alloggi, come usavano i pirati “normali”, ma vicino a quelli dell’equipaggio. Si parla di Bellamy come di un anarchico e libertario antelitteram, forse per via della frase a lui usualmente attribuita. Non siamo certo in grado di lanciarci in definizioni o (peggio) speculazioni agiografiche. Ci colpisce e ci affascina la sua scelta radicale e coraggiosa. Libertà come scelta irriducibile e non mediabile. Che viene prima della paura. Che se ne frega della paura. Che non si piega alla paura. C’è qualcosa di molto contemporaneo in questa scelta. E molto contemporanea è la radicalità del bivio paura-libertà. Bellamy ha scelto la libertà. E noi?  Un saluto a tutti Voi.
se vuoi saperne di più..........http://www.cronologia.it/storia/biografie/pirati2.htm

Pubblicato il 19/10/2006 alle 22.40 nella rubrica pirati.

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