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28 agosto 2010

TROVALE LE ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA, LA COALIZIONE DI PACE SE NE TORNA A CASA.

 

 
  Quello che gli ultimi marines si sono lasciati alle spalle è uno Stato instabile, pieno di milizie, corruzione, fame e, d’ora in poi, vista l’assenza di truppe ufficiali, un Paese che non farà più notizia.

   Nuove opportunità di lavoro. Le truppe statunitensi si stanno ritirando dall’Iraq, tutte le maggiori compagnie cercano ora nuovi contractor che si occupino della sicurezza a Baghdad. Sono subito disponibili 300 posti nella Green zone, cliccate qui per fare domanda». è comparso qualche settimana fa sul sito jobs online, quando si è diffusa la voce che i marines, finalmente, se ne vanno dall’Iraq e che serviranno nuovi mercenari a prenderne il posto, forniti dalle solite Blackwater, Idm, e così via (tutte già tristemente note per i casi di tortura, traffico d’armi e droga, e brutalità sulla popolazione irachena).
 
   Un ritiro in fretta, e in anticipo. L’aveva promesso il presidente Barak Obama poco dopo la sua elezione, durante un fatidico discorso nel 27 febbraio 2009 di fronte alla base marine di Camp Lejeune nel North Carolina, che il 31 agosto 2010 sarebbe stato per gli Stati uniti d’america il giorno del ritiro degli ultimi battaglioni di combattimento dell’esercito regolare dall’Iraq post Saddam Hussein.
 
  La guerra in Iraq è di fatto finita, per giunta con due settimane d’anticipo rispetto alla scadenza ufficiale. Sono passati sette anni da quel 20 marzo 2003 quando circa 125 mila soldati, sotto l’egida dei marines di Washington, entrarono in Iraq dichiarando guerra al regime baathista. Per l’allora residente George Bush, assumere il controllo dell’Iraq era la più urgente delle priorità: voci (poi rivelatesi false) di armi di distruzione di massa in mano al dittatore Saddam, instabilità del terzo paese più ricco di petrolio al mondo; ogni genere di ragioni vennero messe sul piatto per creare la coalizione internazionale che mosse guerra a Baghdad, inaugurando una sporca guerra di operazioni malriuscite, media condizionati, villaggi rasi al suolo, torture in carcere e appoggi ai signori della guerra.

  Il bilancio delle vittime
La guerra contro Saddam Hussein è costata la vita a 4733 soldati della coalizione che ha partecipato all'invasione, le perdite maggiori sono state subite naturalmente dagli americani ma in Gran Bretagna si piange la morte di 179 militari. Per quanto riguarda gli iracheni invece il quadro è assai più drammatico. Se nel 2005 il presidente aveva appena accennato a 30.000 vittime, uno studio datato però 2006 della prestigiosa rivista medica inglese Lancet, riportava la cifra agghiacciante di 650.000 morti.

  Un bilancio sul quale è comunque ancora difficile fare luce anche perchè non è stata mai istituita una commissione ufficiale e indipendente che si occupasse della questione. Il sito di politica estera Just Foreign Policy ha tentato un conteggio totale proprio sula base delle previsioni di Lancet, il calcolo arriva all'impressionate numero di 1.288.246 e questo solo fino al 2008.

  fonti:
http://www.terranews.it/news/2010/08/bilancio-di-un-fallimento
http://www.agenziami.it/articolo/6781/Iraq+gli+Usa+dichiarano+terminato+il+conflittoUn+bilancio+di+vittime+sconvolgente


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permalink | inviato da Ale. il 28/8/2010 alle 18:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa


18 agosto 2010

SOLDATESSA SALUTA IL FIGLIO E VA ALLA GUERRA


12 agosto 2010

Golfo del Messico: strani intrallazzi del Vaticano, BP e Goldman Sachs


   Il quasi totale blackout dell’informazione indipendente, e l’arresto di chiunque venisse sorpreso a fotografare o filmare la devastazione, mostra come la crisi petrolifera della Halliburton- British Petroleum sia criminalmente controllata, implicando alcuni tra i nomi più importanti di Wall Street.
  
Secondo un resoconto ad opera del titubante ma comunque affidabile regista di documentari James Fox, intervistato a Grand Isle, nel Golfo del Messico, da Mel Fabregas per il Veritas Radio Show: "Stanno arrestando tutti quelli con una telecamera, o quelli che lontano dalle telecamere sono sorpresi a parlare con un reporter”, ha detto Fox.

   Un altro reporter ha detto a Fox “E tu chiami questo un paese libero? Proprio qui, negli Stati Uniti d’America, non c’è libertà di stampa.
Non c’è libertà di parola. Stanno chiudendo lo spazio aereo sopra la fuoriuscita di petrolio, in modo che i reporter non possano sorvolarlo per constatare quanto siano effettivamente gravi le perdite di petrolio”.

   Pezzi sospetti di questo puzzle mortale vedono la partecipazione della Halliburton, la seconda compagnia di servizi mondiale nel campo del petrolio, con sedi principali a Houston e Dubai, alla cui negligenza è stata attribuita la tempestiva esplosione.
   Tre settimane prima della “fuoriuscita di gas naturale”, la compagnia Halliburton, legata a George Bush e Dick Cheney e che aveva fatto parlare di sé in relazione ai fatti dell’11 settembre, aveva negoziato l’acquisto della più grande azienda mondiale per la ripulitura delle fuoriuscite di petrolio (Boots & Coots) nello stesso momento in cui attenti osservatori a Wall Street (agenti dell’intelligence finanziaria per la Goldman Sachs; GS, spesso chiamata “Government Sachs”) si liberavano del 44% dei loro titoli BP.

  A parte l’appoggio azionario di Blankfein e Government Sachs alla BP e all’Halliburton, un’altra falsa pista macchiata di petrolio, è quella che segue Peter D. Sutherland, il presidente uscente della BP, al momento anche presidente non-esecutivo della Goldman Sachs International.
La parte più inquietante dell’intera vicenda è che mr. Sutherland, l’uomo con un piede nella GS e l’altro nella piattaforma della Halliburton-BP in fiamme, è il Consigliere della Sezione Straordinaria dell’Amministrazione del Patrimonio della sede Apostolica. In altre parole, Sutherland è il principale consigliere finanziario del Papa.

  Nel 2010, Mr. Sutherland dopo un periodo di 13 anni ha concluso la sua carica di presidente della BP, la più grande compagnia petrolifera europea. Ex Procuratore Generale di Irlanda, è presidente della Federal Trust for Education and Research, un gruppo di esperti britannico i cui sforzi sono meglio descrivibili con il nome di indottrinamento corporativo più che “educazione” fidata. È presidente dell’Ireland Fund for Great Britain, e membro del consiglio consultivo del Business for New Europe, un gruppo di esperti con sede in Gran Bretagna favorevole all’istituzione di un nuovo ordine mondiale.

   Dal 1993-95, Sutherland è stato Direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio.
Nel gennaio 2006, l’attuale Presidente non-esecutivo di Goldman Sachs International, è stato nominato Rappresentante speciale per la migrazione internazionale dal Segretario generale dell'Onu, Kofi Annan.

   Ora, ironicamente, la missione impossibile di Sutherland è quella di far migrare la flora e la fauna marine, i pescatori e gli abitanti della costa lontano dal pericolo di questa emergenza internazionale.

By Sherri Kane Fonte: rense.com
“Vatican Official Tied To BP, Goldman Sachs”
Sherri Kane, in precedenza giornalista per la FOX News di Los Angeles, è un giornalista investigativo freelance e co-fondatore, insieme al Dr. Leonard G. Horowitz, della Healthy World Organization (HWO), che si sta ora proponendo come alternativa alla bifronte World Health Organization (WHO).
Fonte: cafedehumanite.blogspot.com
A cura di Cristina Bassi - luglio 2010 - http://www.ecplanet.com/node/1566
fonte del blog: http://www.disinformazione.it/


4 agosto 2010

Afghanistan: il massacro continua


foto ricordo con bambini e bandierine.... 


   Si, la Costituzione va rivista, così evitiamo di farci prendere per il sedere, Berlusconi ha ragione.

“L’Italia ripudia la guerra”, si legge da una parte, ma ammazzare senza ritegno quando il padrone uesei chiama si può fare, è un dato di fatto, e il fatto non si discute. Il Parlamento made in Italy, ha sentenziato più volte che la guerra in Afghanistan è una giusta guerra e fino a poco tempo fa i nostri eroi stavano lì per scambiare il segno di pace, proprio come facevano i bravi e religiosissimi conquistadores qualche anno addietro. Le truppe tricolori in Afghanistan sono state impegnate in 40 scontri a fuoco e attentati negli ultimi due mesi, da quando gli alpini della Taurinense hanno assunto il comando e diversi afgani sono morti ammazzati grazie alla “missione di pace”.

  

   Art. 11. l'italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

  

   Eppure questi nostri meschini eroi continuano a fare il loro dovere di assassini in Terra Straniera: loro ammazzano, noi paghiamo e tanta gente innocente crepa.



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