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12 marzo 2010

Quel buon fratello del Papa



   L’ex direttore del coro «Passerotti del Duomo» di Ratisbona, il fratello del Papa, Georg Ratzinger, ha chiesto scusa alle vittime di abusi sessuali e di violenze avvenute negli ambienti del coro. Don Georg ha parlato della questione ad un quotidiano tedesco riaffermando di non essere stato a conoscenza di fatti del genere nel periodo in cui ha diretto il coro, cioe’ dal 1964 al 1993 (quando ci sono state delle condanne per abusi sessuali). Georg però ammette di aver usato gli schiaffoni per educare i coristi....Sembrerebbe tutto nella norma per certa gente di Chiesa, invece a me fa schifo.

   Mala tempora currunt



27 gennaio 2010

Nel Giorno della Memoria

 

    Oggi si celebra il Giorno della Memoria. Da quando la ragione ha posto radici nel mio pensiero, oltre agli ebrei vittime della repressione tedesca del secondo conflitto mondiale, in ogni giorno dell'anno ricordo ogni tragedia, ogni eccidio, ogni massacro, ogni genocidio.


    Colgo l'occasione per porvi all'attenzione:
i quattordici milioni di africani prelevati dalla loro terre e resi schiavi dagli americani per essere utilizzati come animali da lavoro. A questi si aggiungono le vittime dell’Apartheid in Sud Africa;
i dieci milioni di pellerossa massacrati dagli americani nel corso del XIX secolo a cui si aggiungono le vittime indigene della colonizzazione europea e cristiana delle Americhe per un totale di circa 100 milioni di morti;
il genocidio del popolo armeno, un milione e mezzo di uomini, donne, vecchi e bambini eliminati dal governo turco nel 1915;
i sette milioni di morti in Ucraina dal 1935 al 1937 a seguito delle carestie provocate intenzionalmente dal regime stalinista in quello che era considerato il granaio d’Europa;
i quattro milioni di civili vittime dei bombardamenti terroristici alleati in Italia e Germania;
i tre milioni di civili massacrati per vendetta dall'Armata Rossa in Prussia, Slesia e Pomerania sul finire del secondo conflitto mondiale;
le vittime dei bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki, inferti dagli Americani al solo scopo di testare i nuovi ordigni, quando il Giappone aveva già avviato le trattative per la resa;
i tre milioni di vittime civili dell'Armata Rossa nell'occupazione sovietica dell'Afghanistan a cui si aggiungono i morti civili dell’attuale occupazione americana;
i due milioni di cambogiani (su sei di abitanti) morti nel loro Paese trasformato dai Khmer Rossi in un immenso campo di concentramento e di sterminio;
le vittime decedute per fame e torture nei gulag comunisti di tutto il mondo (compresa la Cina con la quale l’Italia e l’Occidente intrattengono ottimi rapporti d’affari), stima oscillante fra i 200 e i 300 milioni di persone;
i desaparecidos, vittime della repressione anticomunista dei regimi filoamericani in Argentina e Cile e le migliaia di scomparsi per mano dei regimi golpisti in Grecia e Turchia negli anni ‘70;
i massacri in Ruanda, Etiopia, Congo e nel resto dell’Africa centrale per motivi tribali. In questi Paesi, una volta autosufficienti, manca il cibo, ma non le armi fornite a piene mani dagli occidentali che condizionano e sostengono i peggiori regimi dittatoriali per il controllo dei ricchi giacimenti minerari;
le vittime innocenti, i massacri, le torture, le donne al rogo...perpretati dai cristiani durante il medio Evo nel periodo della cosiddetta "Santa Inquisizione" e nel corso delle Crociate;
le vittime della guerra in Vietnam;
la tragedia del Popolo Palestinese;
le più recenti vittime civili dei bombardamenti americani e della Nato in Bosnia, Iraq e Afghanistan.

...la lista continua...

                        Fonti: i numeri sono stati presi da un articolo di Gianfredo Ruggiero.


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permalink | inviato da Ale. il 27/1/2010 alle 13:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (20) | Versione per la stampa


30 ottobre 2009

hana wa sakuragi, hito wa bushi (“Tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero”)

Hana wa sakuragi, hito wa bushi
“Tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero”


La costante ricerca di una condotta di vita onorevole si fondeva, nell’etica della guerra del samurai, con una disciplina ferrea nelladdestramento marziale. Anche durante la pace del lungo periodo Edo, i samurai coltivarono le arti guerriere (bu-jutsu, oggi budo). Le principali discipline praticate e di giorno in giorno perfezionate erano il tiro con larco (kyu-jutsu, oggi kyudo), la scherma (ken-jutsu, oggi kendo) e il combattimento corpo a corpo (ju-jutsu, oggi più comunemente conosciuto come ju-jitsu).

La katana (“spada lunga”) era il principale segno di identificazione del samurai e lacciaio della lama incarnava tutte le virtù del guerriero; ma più che questa funzione meramente riconoscitiva, la spada rappresentava un vero e proprio oggetto di culto. L’attenzione rivolta nel costruirla (sarebbe più preciso dire crearla), nel curarla e nel maneggiarla dà l’impressione che la spada venisse venerata più che utilizzata.
Trattando la figura del samurai non è possibile scindere l’allenamento fisico da quello spirituale, così come non è possibile scindere l’uomo dal soldato; tuttavia, per fini esemplificativi, potremmo dire che se il braccio era rafforzato dalla spada, lo spirito era rafforzato dalla filosofia confuciana. Fin da bambino, il futuro guerriero, veniva educato all’autodisciplina e al senso del dovere. Egli era sempre in debito con l’imperatore, con il signore e con la famiglia e il principio di restituzione di tale debito era un obbligo morale, detto giri, che accompagnava il samurai dalla culla alla tomba.

Il codice d’onore del samurai non si esauriva, tuttavia, nel principio giri, ma spaziava dal disprezzo per i beni materiali e per la paura, al rifiuto del dolore e soprattutto della morte. È proprio per la preparazione costante all’accettazione della morte che il samurai scelse come emblema di appartenenza alla propria casta il ciliegio: esso stava infatti a rappresentare la bellezza e la provvisorietà della vita: nello spettacolo della fioritura il samurai vedeva il riflesso della propria grandezza e così come il fiore di ciliegio cade dal ramo al primo soffio di vento, il guerriero doveva essere disposto a morire in qualunque momento.
Se morte e dolore erano i principali “crimini”, lealtà e adempimento del proprio dovere erano le principali virtù; atti di slealtà e inadempienze erano (auto)puniti con il seppuku (“suicidio rituale”, l’harakiri è molto simile, ma è un’altra cosa...).
Il codice d’onore del samurai è espresso, dal XVII secolo, nel bushido (“via del guerriero”), codice di condotta e stile di vita riassumibile nei sette princìpi seguenti:

Gi: Onestà e Giustizia
Sii scrupolosamente onesto nei rapporti con gli altri, credi nella giustizia che proviene non dalle altre persone ma da te stesso. Il vero Samurai non ha incertezze sulla questione dell’onestà e della giustizia. Vi è solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Yu: Eroico Coraggio
Elevati al di sopra delle masse che hanno paura di agire, nascondersi come una tartaruga nel guscio non è vivere. Un Samurai deve possedere un eroico coraggio, ciò è assolutamente rischioso e pericoloso, ciò significa vivere in modo completo, pieno, meraviglioso. L’eroico coraggio non è cieco ma intelligente e forte.

Jin: Compassione
L’intenso addestramento rende il samurai svelto e forte. È diverso dagli altri, egli acquisisce un potere che deve essere utilizzato per il bene comune. Possiede compassione, coglie ogni opportunità di essere d’aiuto ai propri simili e se l’opportunità non si presenta egli fa di tutto per trovarne una.

Rei: Gentile Cortesia
I Samurai non hanno motivi per comportarsi in maniera crudele, non hanno bisogno di mostrare la propria forza. Un Samurai è gentile anche con i nemici. Senza tale dimostrazione di rispetto esteriore un uomo è poco più di un animale. Il Samurai è rispettato non solo per la sua forza in battaglia ma anche per come interagisce con gli altri uomini.

Makoto o Shin: Completa Sincerità
Quando un Samurai esprime l’intenzione di compiere un’azione, questa è praticamente già compiuta, nulla gli impedirà di portare a termine l’intenzione espressa. Egli non ha bisogno né di “dare la parola” né di promettere. Parlare e agire sono la medesima cosa.

Meiyo: Onore
Vi è un solo giudice dell’onore del Samurai: lui stesso. Le decisioni che prendi e le azioni che ne conseguono sono un riflesso di ciò che sei in realtà. Non puoi nasconderti da te stesso.

Chugi: Dovere e Lealtà
Per il Samurai compiere un’azione o esprimere qualcosa equivale a diventarne proprietario. Egli ne assume la piena responsabilità, anche per ciò che ne consegue. Il Samurai è immensamente leale verso coloro di cui si prende cura. Egli resta fieramente fedele a coloro di cui è responsabile.


4 febbraio 2009

CONTROSTORIA - GARIBALDI UN MERCENARIO?



     Giuseppe Garibaldi ci è stato presentato come l'eroe dagli occhi azzurri, biondo, alto, coraggioso, romantico, idealista; colui il quale metteva a repentaglio la propria vita per la libertà altrui. Non esiste città d'Italia che non gli abbia dedicato una piazza o una strada.

Garibaldi non era alto, era biondiccio e pieno di reumatismi, camminava quasi curvo e dovevano alzarlo in due sul suo cavallo.

Portava i capelli lunghi, si dice nel sud, perché violentando una ragazza questa gli staccò un orecchio.

Questo signore non era un eroe; oggi lo si chiamerebbe delinquente, terrorista, mercenario.

Era alto 1,65, aveva le gambe arcuate e curava molto la sua persona.

Fra il 1825 ed il 1832 fu quasi sempre imbarcato intraprendendo viaggi nel Mediterraneo. Nel 1833, durante un viaggio a Taganrog ebbe modo di conoscere dei rivoluzionari che lo affascinarono all'idea della fratellanza umana ed universale e all'abolizione delle classi, idee che si rifacevano al Saint Simon. Cominciò, pertanto, a pensare all'idea dell'unificazione italiana da realizzare con l'abbattimento di tutte le monarchie allora dominanti e la fondazione di una repubblica. Accrebbe codesta convinzione quando incontrò Mazzini nei sobborghi di Marsiglia e, affascinato dalle idee del genovese, si iscrisse alla setta segreta "Giovine Italia". Nel dicembre del 1833 si arruolò nella marina piemontese per sobillare e per praticare la propaganda della setta tra i marinai savoiardi.

Nel 1834 tentò un'insurrezione a Genova contro il Piemonte; scoperto riuscì a fuggire in Francia. Processato in contumacia a Genova, fu condannato a morte per alto tradimento dal governo piemontese.

Nel 1835 fuggì in Brasile, considerato una specie d'Eldorado dagli emigranti piemontesi che in patria non trovavano lavoro, ed erano tantissimi; da lì e dalle altre province del nord, ogni anno un milione di emigranti raggiungevano le terre Sudamericane.

Fra i 28 e 40 anni Garibaldi visse come un corsaro ed imitò i grandi pirati del passato assaltando navi, saccheggiando e, come dice Denis Mack Smith, si abituò a vedere nei grandi proprietari delle pampas un tipo ideale di persona delle pampas". Al diavolo la lotta di classe! il danaro era più importante - diciamo noi.

A Rio de Janeiro si iscrisse alla sezione locale della Giovine Italia. Nel 1836 chiese a Mazzini se poteva cominciare la lotta di liberazione affondando navi piemontesi ed austriache che stazionavano a Rio. Il rappresentante piemontese nella capitale brasiliana rapportò al governo sabaudo che nelle case di quei rivoluzionari sventolava la bandiera tricolore, simbolo di rivoluzione e sovversivismo.

Nel maggio del 1837, con i soldi della carboneria, Garibaldi mise in mare una barca di 20 tonnellate per predare navi brasiliane; non a caso fu battezzata Mazzini. Quest'uomo, condannato a morte per alto tradimento e poi pirata e corsaro nel fiume Rio Grande, è il nostro eroe nazionale; anzi, non lo è più! Ora è eroe della nazione Nord.

In Uruguay si batteva per assicurare il monopolio commerciale all'Impero Britannico contrastando l'egemonia cattolico-ispanica.

Nel 1844, a Montevideo iniziò la sua vera carriera di massone dopo l'iniziazione avuta con l'iscrizione alla Giovine Italia del Mazzini.

In Italia i pennivendoli di regime continuano ad osannare le imprese banditesche del pirata nizzardo offendendo la storia e la dignità delle nazioni Sudamericane. L'indignazione della gente è racchiusa in un articolo di un giornale, il Pais che vende 300.000 copie giornaliere e che così si è espresso il 27-7-1995 a pag. 6: "... Garibaldi. Il presidente d'Italia è stato nostro illustre visitante...... Disgraziatamente, in un momento della sua visita, il presidente italiano si è riferito alla presenza di Garibaldi nel Rio della Plata, in un momento molto speciale della storia delle nazioni di questa parte del mondo. E, senza animo di riaprire vecchie polemiche e aspre discussioni, diciamo al dott. Scalfaro che il suo compatriota (ndr, Giuseppe Garibaldi) non ha lottato per la libertà di queste nazioni come (Scalfaro) afferma. Piuttosto il contrario".

La carriera massonica di Garibaldi culminò col 33°gr. ricevuto a Torino nel 1862, la suprema carica di Gran Hierofante del Rito Egiziano del Menphis-Misraim nel 1881.

Il Grande Oriente di Palermo gli conferì tutti i gradi dal 4° al 33° e a condurre il rito fu mandato Francesco Crispi accompagnato da altri cinque fra massoni.

Il mito di Garibaldi finisce quando si apprende che la spedizione dei Mille fu finanziata dalla massoneria inglese con una somma spaventosa di piastre turche equivalenti a milioni di dollari in moneta attuale.

Con tale montagna di denaro poté corrompere generali, alti funzionari e ministri borbonici, tra i quali non pochi erano massoni.

Come poteva vincere FrancescoII, se il suo primo ministro, Don Liborio Romano, era massone d'alto grado?

Appena arrivato a Palermo, Garibaldi saccheggiò il Banco di Sicilia di ben cinque milioni di ducati come fece saccheggiare tutte le chiese e tutto ciò che trovava sulla sua strada.

In una lettera Emanuele II ebbe a lamentarsi con Cavour circa le ruberie del pirata nizzardo ".. Come avrete visto, ho liquidato rapidamente la sgradevolissima faccenda Garibaldi, sebbene - siatene certo - questo personaggio non è affatto così docile né così onesto come lo si dipinge, e come voi stesso ritenete. Il suo talento militare è molto modesto, come prova l'affare di Capua, e il male immenso che è stato commesso qui, ad esempio l'infame furto di tutto il denaro dell'erario, è da attribuirsi interamente a lui, che s'è circondato di canaglie, ne ha seguito i cattivi consigli e ha piombato questo infelice paese in una situazione spaventosa".

Ma erano mille i garibaldini? Certamente. Ma ogni giorno sbarcavano sulla costa siciliana migliaia di soldati piemontesi congedati dall'esercito sabaudo per l'occasione dall'altro massone Cavour ed arruolati in quello del generale nizzardo. Una spedizione ben congegnata, raffinata, scientifica, appoggiata dalla flotta inglese ed assistita da valenti esperti internazionali.

La massoneria siciliana, da anni, stava preparando la sollevazione e mise a disposizione di Garibaldi tutto l'apparato mafioso della Trinacria.

A Bronte fece fucilare per mano di Bixio i contadini che avevano osato "usurpare" le terre concesse agli inglesi dai Borbone. Ecco chi era il vero Garibaldi! Amico e servo dei figli d'Albione, assassino e criminale di guerra per aver fatto fucilare cittadini italiani a Bronte.

Il socialismo, l'uguaglianza, la libertà potevano anche andare a farsi benedire di fronte allo sporco danaro e al suo servilismo massonico. Suo fine non era dare libertà alle genti del Sud ma togliere loro anche la vita.

Scopo della sua missione fu quello di distruggere la chiesa cattolica e sostituirla con quella massonica guidata da Londra.

Garibaldi, questo avventuriero, definiva Pio IX "...un metro cubo di letame" in quanto lo riteneva - acerrimo nemico dell'Italia e dell'unità". Considerava il papa "...la più nociva di tutte le creature, perché egli, più di nessun altro, è un ostacolo al progresso umano, alla fratellanza degli uomini e dei popoli", inoltre affermò che: "...Se sorgesse una società del demonio, che combattesse dispotismo e preti, mi arruolerei nelle sue file".

Era chiaro l'obiettivo della massoneria: colpire il potere della chiesa e con esso scardinare le monarchie cattoliche per asservirle ad uno stato laico per potere finalmente mettere le mani sui nuovi mercati, sulle loro immense ricchezze umane, sulle loro ricche industrie, sui loro demani pubblici, sui beni ecclesiastici, sulle riserve auree del Regno delle Due Sicilie, sulle banche. Con la breccia di Porta Pia finì il potere temporale dei papi con grande esultanza dei fra massoni. Roma divenne così capitale d'Italia e della massoneria, come aveva stabilito Albert Pike, designando come suo successore Adriano Lemmi, massimo esponente del Rito Palladico.

 

Tratto da

http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&file=article&sid=13

http://www.pinodenuzzo.com/controstoria/garibaldi.htm#


21 settembre 2008

XX settembre 1870

X settembre  1870


monumento al Bersagliere - Porta Pia

 “La mia ruota in ogni raggio è temprata dal coraggio. E sul cerchio in piedi splende la fortuna senza bende”. Gabriele d'Annunzio.


6 agosto 2008

Non dimentichiamo Hiroshima e Nagasaki

      

Non dimentichiamo Hiroshima e Nagasaki

E' il 6 agosto 1945, quando un quadrimotore B29, battezzato Enola Gay in onore della madre del suo colonnello P.W. Tibbets, si leva in volo da Tinian.
L'equipaggio è composto da dodici uomini, il veivolo trasporta un unico ordigno, Little Boy, lungo tre metri e dal peso di cinque tonnellate.
L'obiettivo dell'Enola Gay non è precisato nel piano di volo, lo sceglierà uno degli aerei metereologici che lo precedono, a seconda delle condizioni atmosferiche.
All'altezza di Iwo Jima, arriva l'atteso bollettino:
"Stato del cielo: Nagasaki coperto totalmente, Hiroshima visibilità dieci miglia":
Quando mancano circa 350 chilometri dall'obiettivo Tibbets parla ai suoi uomini:
"Stiamo per sganciare la prima bomba atomica":
Alle 8.09 il B29 sorvola Hiroshima, il puntatore inquadra un grande ponte sul fiume. " Mettete gli occhiali scuri " ordina il colonnello "Attacco!".
Alle 8.15 la bomba viene sganciata, l'Enola Gay scende in picchiata, poi vira e si allontana, ha 45 secondi di tempo per allontanarsi.
Gli uomini sottovoce contano i secondi, poi un lampo accecante, una palla di fuoco di oltre cento metri di diametro. Dopo sette secondi un rimbombo assordante rompe l'innaturale silenzio, con l'esplosione vengono demoliti gli edifici nel raggio di tre chilometri.
Almeno 30.000 persone sono annientate. Dal punto di scoppio si alza una colonna di fumo, vapore e polvere che s'innalza verso il cielo e dilata la sua cima fino ad assumere la forma di un fungo.
Viene devastata una superficie di dodici chilometri quadrati, saltano tutte le condutture, scompaiono intere strade, mentre dal cielo cominciano a cadere goccioloni enormi e viscidi.
Le acque dei canali straripano invadendo il deserto di macerie.
Qualche giorno più tardi Tokyo sarà in grado di stabilire un primo bilancio, destinato a salire: 70.000 morti e 130.000 feriti.
Il nove agosto viene sganciata la seconda bomba atomica, questa volta su Nagasaki, il bilancio è di 52.000 morti e 50.000 feriti.
Il 14 agosto  l'imperatore del Giappone chiede la resa.

Ancora oggi gli americani vanno fieri del loro coraggio....coraggio che non conosce riposo.


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permalink | inviato da aleiorio il 6/8/2008 alle 7:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


28 giugno 2008

A volte ritorno…e una Vittoria da ricordare

     

    Lo so. Sono stato assente per qualche giorno. Per la gioia e il dispiacere di qualcuno sono ora tornato a scrivere. Colgo l’occasione per ricordare a modo mio una pagina di storia, ad ognuno il suo…

    Nel giorno 25 del mese di giugno, nell’anno 1876, a Little Big Horn i Lakota e i Cheyennes diedero una storica batosta alla marmaglia statunitense, cancellando il Settimo Cavalleggeri del sanguinario, presuntuoso, spocchioso, merdusconiano colonnello Custer. 
    Alla guida dell'inarrestabile Cavallo Pazzo e sotto la supervisione del grande Toro Seduto, i legittimi abitanti delle terre americane respinsero quel giorno l'invasore.
    Da quando, nel 1965, i nordisti avevano vinto la Guerra di Secessione, infatti, le mire espansionistiche degli affaristi si erano combinate con il razzismo più becero e il disegno genocida veniva perseguito con sistematica frenesia.
    Quel venticinque giugno resterà per sempre impresso a fuoco nella memoria della storia e sarà un esempio per tutti gli uomini liberi e per quei popoli che si battono ancor oggi per non venire annientati, come gli Iracheni, i Tibetani , i Palestinesi e molti altri.

Fonte: noreporter.org


3 giugno 2008

Tian'anmen - giugno 1989 - tutti i Popoli hanno un'anima.

  Tian'anmen    15 aprile - 4 giugno 1989 
       tutti i Popoli hanno un'anima


       
  

      Piazza Tian'anmen,  tra il 15 aprile ed il 4 giugno del 1989 fu testimone di una serie di dimostrazioni guidate da studenti, intellettuali e operai della Repubblica popolare Cinese. Simbolo della rivolta è considerato lo studente sconosciuto che in totale solitudine e completamente disarmato affronta una colonna di carri armati: le fotografie che lo ritraggono sono popolari nel mondo intero e sono per molti un simbolo di lotta contro la tirannide.
       Ancora oggi le stime dei morti variano. Il governo cinese parlò inizialmente di 200 civili e 100 soldati morti, ma poi abbassò il numero di militari uccisi ad "alcune dozzine". La CIA stimò invece 400-800 vittime. La Croce Rossa riferì 2600 morti e 30.000 feriti. Le testimonianze di stranieri affermarono invece che 3000 persone vennero uccise. La stessa cifra fu data da un sito inglese di Pechino. Le stime più alte parlarono di 7.000-12.000 morti. Organizzazioni non governative come Amnesty International hanno denunciato che, ai morti per l'intervento, vanno aggiunti i giustiziati per "ribellione", "incendio di veicoli militari", ferimento o uccisione di soldati e reati simili. Amnesty  ha stimato che il loro numero è superiore a 400.


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