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28 gennaio 2007

L'Olandese volante

     Olandese volante, la nave fantasma che quando appare all’orizzonte è un segno certo di sventura per i marinai. La leggenda infatti narra che nel Cinquecento un comandante olandese sfidò le tempeste del Capo di Buona Speranza con una tale arroganza, che gli apparve una figura di vecchio, che lo condannò a vagare in eterno, con burrasca, freddo, nebbia e vento come unici compagni. Da allora il vascello fantasma appare nelle tempeste e nei momenti di disgrazia. L’Olandese volante ebbe molta fortuna in epoca romantica, come testimonia la suggestiva opera di Wagner che si conclude con la redenzione del capitano e la sua ascesa in Paradiso.   Saluti.




permalink | inviato da il 28/1/2007 alle 19:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (29) | Versione per la stampa


31 ottobre 2006

P i r a t i 2° episodio

Bucanieri  & Filibusta
     
Non vi siete mai chiesti la differenza fra bucanieri e filibustieri, io si...

Bucanieri

(dal francese boucanier, derivato da boucan, strumento di legno per affumicare la cacciagione, probabile voce caribica). Avventurieri di nazionalità europea originariamente piantatori e cacciatori di buoi nelle Antille. Economicamente distrutti dagli spagnoli nel 1630, i bucanieri, appoggiati dagli inglesi in contrasto con la Spagna, si diedero alla guerra da corsa confondendosi con i filibustieri, allestendo una flotta mercenaria contro gli spagnoli, sui quali riportarono qualche successo.

Guidati dal leggendario H.Morgan, nel 1671, con l’appoggio del governatore inglese della Giamaica, loro base di operazioni, riuscirono a conquistare Panamà. Il periodo del loro maggior potere, durante il quale infestarono il Pacifico, va dal 1671 al 1685. Da questo momento iniziò il declino della loro attività che cessò quasi completamente dopo il trattato di Utrecht nell’anno 1713.

Filibustieri

(dallo spagnolo filibustero, a sua volta dall’olandese vrijbuitier, che fa liberamente vrij – bottino).

Predoni francesi inglesi e olandesi che nel XVII secolo infestavano le isole e le coste del Golfo del Messico, del Venezuela e del Pacifico, attaccando navi ed insediamenti spagnoli, spesso per conto dei rispettivi governi.

Combattuti dalla flotta spagnola e dalle associazioni mercantili, decaddero durante la guerra di Successione Spagnola (1700-13), che vide l’alleanza fra Francia e Spagna.

Celebri e leggendari rimasero i nomi dell’inglese Henry Morgan e dei francesi Nan, detto l’Olandese e Gramont.

 

La prossima vi spiegherò che cosa distingueva un corsaro da un semplice pirata, ora non mi va...SALUTI!




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19 ottobre 2006

pirati

 

  PIRATI !

Black B.

"Io sono un principe libero

ed ho altrettanta autorità di fare guerra al mondo intero

quanto colui che ha cento navi in mare"

      Samuel Bellamy, detto “Black”, è un pirata vissuto nei primi del settecento. Ha scelto la pirateria per amore e per denaro. Per poter sposare la donna di cui era innamorato aveva bisogno di soldi e non li aveva. Aveva fatto un po’ di tutto. A otto anni era già marinaio, poco più che ventenne aveva tentato il colpaccio, si era fatto finanziare un’impresa rischiosa ma molto redditizia. Gli era andata male. Così era emigrato (assai rapidamente) nel nuovo mondo ed aveva cominciato a flirtare con Maria Hallett una bella fanciulla americana. E puritana. Più puritana ancora era la famiglia di lei, che dopo alcuni giorni di cospirazioni e una rivoluzione di gossip di paese decideva per l’aut-aut: o la sposi o sparisci. Bellamy, che non aveva voglia di portare acqua al grande mulino del sogno americano (né di spaccare le zolle di terra nei campi) decise per la pirateria. Un po’ di colpi, giusto per racimolare il bottino sufficiente per guadagnarsi l’amore. Si arruola in una nave pirata “democratica”, in cui le cariche erano elettive e i bottini (e i liquori) spartiti in parti uguali. Si candida quasi subito alle elezioni e diventa capitano della nave. La sua carriera è rapida e inarrestabile. In un anno conquista più di cinquanta navi e accumula una ricchezza enorme. Poi arremba la Whydah. Era il vascello più grande e ricco che avesse mai tentato di depredare e ci riesce senza sparare un colpo. Con una fortuna tra 20000 sterline d’oro, broccati, gioielli decide di abbandonare la pirateria e di tornare dalla sua futura moglie. Ma non aveva fatto i conti con la iella. La Whydah incappa in una tempesta epocale al largo di Cape Cod e non ce la fa. Su un equipaggio di 146 persone solo in due salvano la pelle. Non Bellamy. Che muore a ventotto anni in mare. Libero e innamorato. Lo chiamavano “il Principe” non certo per nascita ma perché la leggenda ufficiale narra che ogni volta che conquistava una nave chiedeva di provarla. Se non la riteneva abbastanza veloce la restituiva al legittimo proprietario e se ne andava per la sua strada. Dicono fosse un pirata democratico perché nella Whydah (ripescata nel 1998) hanno rintracciato la flangia di bordo (simbolo di autorità) non presso i suoi alloggi, come usavano i pirati “normali”, ma vicino a quelli dell’equipaggio. Si parla di Bellamy come di un anarchico e libertario antelitteram, forse per via della frase a lui usualmente attribuita. Non siamo certo in grado di lanciarci in definizioni o (peggio) speculazioni agiografiche. Ci colpisce e ci affascina la sua scelta radicale e coraggiosa. Libertà come scelta irriducibile e non mediabile. Che viene prima della paura. Che se ne frega della paura. Che non si piega alla paura. C’è qualcosa di molto contemporaneo in questa scelta. E molto contemporanea è la radicalità del bivio paura-libertà. Bellamy ha scelto la libertà. E noi?  Un saluto a tutti Voi.
se vuoi saperne di più..........http://www.cronologia.it/storia/biografie/pirati2.htm




permalink | inviato da il 19/10/2006 alle 22:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

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