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24 gennaio 2011

CUFFARO PIANGE A REBIBBIA, MENTRE LA GNOCCA IN ITALIA IMPERA


      L’ultima volta che ho scritto di Cuffaro è stato circa due anni fa, vi ricordate di quando si rifugiò nel Congo per spalleggiare la “DC” locale? Certo, di questo mignottaio di Paese avrei dovuto scrivere di prostitute, papponi e malati di mente, ma il nesso c’è, il legame fra i cuffaro e i vertici di certa politica sono indissolubili.

La Cassazione ha confermato la condanna a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato alla mafia e rivelazione di segreto istruttorio; almeno non si è dato alla fuga come fece a suo tempo Craxi, che oggi si ritrova inaugurata una piazza in quel di Lissone, o come fa da diverso tempo il suo pupillo, premier acclamato dagli italioti.

Appena arrestato ha ricevuto visite da Compagna, senatore del Pdl  e insieme si sono commossi, “hanno pianto insieme” scrivono su la Repubblica, mentre Alfano (ricordo: ministro della Giustizia) ci tiene a dichiarare che non ci sarebbe alcun “nesso” tra la vicenda dell'ex governatore della Sicilia e quella di Berlusconi, che ha deciso di non recarsi dai pm di Milano: “Uno è condannato, l'altro semplicemente indagato. E non è vero che non va dai magistrati, perché non va dai pm, ma si recherà davanti ai suoi giudici naturali”.

Fra cani …


13 gennaio 2010

LO STATO IN CALABRIA C'E', PAROLA DI MARONI

   


   Da almeno venti anni, sotto agli occhi di tutti, 5000 immigrati si spostano seguendo le stagioni, si chiama nomadismo agricolo: a settembre in Sicilia, tra ottobre e marzo in Calabria, poi in Puglia e in Campania. Se gli va bene vengono pagati 18-20 euro al giorno per 12-14 ore di lavoro, vivono ammucchiati in ex fabbriche ed in bidonville senza acqua e senza luce, sfruttati da imprenditori e mafiosi, dimenticati da enti locali e istituzioni regionali e nazionali.

800 immigrati ammassati nell'impianto (mai entrato in funzione) dell'ex Opera Sila sono più o meno gli stessi che vivevano, in condizioni analoghe, nell'ex cartiera di Rosarno, chiusa dopo il ferimento a pistolettate, un anno fa, di due immigrati e una prima rivolta, gli 800 hanno solo cambiato ''inferno''. Intanto i due Comuni interessati, Rosarno e Gioia Tauro, sono stati (e non e' certo una coincidenza...) sciolti per infiltrazione mafiosa. Ma neanche la diretta gestione da parte delle prefetture attraverso i commissari straordinari è stata capace di dare una svolta.


    Proprio nella tanto disastrata Calabria due paesi della zona ionica, Caulonia e Riace, sono esempi di integrazione, apprezzati e studiati anche all'estero. Addirittura ospitano, su richiesta degli organismi internazionali, i profughi dei campi palestinesi. Dunque, si può agire nella legalità e nella civiltà, e non solo nell'efficiente Trentino dove, in Val di Non, 7000 immigrati, tutti regolari, sono pagati 6,90 euro all'ora per 8 ore di lavoro a raccogliere mele, con vitto e alloggio assicurato dai datori di lavoro, sotto il rigoroso controllo della provincia di Trento e dei Comuni della zona.


    Tutto questo voi già avete potuto avere la possibilità di saperlo, ma forse vi è sfuggito che secondo Maroni  (ultimissima dichiarazione dopo le altre farneticanti), lo Stato in Calabria non è mai venuto a mancare...ma allora, lo Stato è mafia.


Secondo Cuto, della Lega, il terzo manifesto è un falso - i dati del mio scritto sono stati presi da "Avvenire".

    


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permalink | inviato da Ale. il 13/1/2010 alle 11:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa


3 ottobre 2008

Dove è Cuffaro? In Congo!...E la mafia in Serbia



Trovato Totò Cuffaro. C'è poco da ridere.
Congo in pericolo. Dopo i coloni sanguinari e le eterne guerre civili, a far precipitare la nazione verso il baratro arriva anche Totò Cuffaro in versione dalla Sicilia col furgone. La prima brutta notizia è che Totò non è stato fermato all'aeroporto. Nessuno gli ha contestato la pericolosità sociale. La seconda, amici africani, è che un condannato a cinque anni con l'interdizione perpetua dai pubblici uffici sta per insegnare ad un vostro candidato come si fa la campagna elettorale "baciata", come si coltivano le amicizie giuste e come si finisce al Senato dopo che la magistratura ti dichiara inadatto alle cariche pubbliche. Eugene Diomi Ndongala, candidato presidente per la Democratie Chritienne, durante i comizi di questi giorni, avrà accanto a se un uomo il cui adipe ripianerebbe la fame di un quarto della Repubblica che Ndongala mira ad amministrare. Ma pensavate davvero che Totò si limitasse a squalificare con la sua presenza solo il Senato italiano? E che si tenesse solo per lui e per noi quarant'anni di vergogne democristiane? No, va a portare una storia di tangenti e collusioni mafiose ai colleghi africani, per insegnare loro la vera arte politica della Balena Bianca, detta anche Scudo Crociato, o uniforme a strisce bianche e nere. La cosa più curiosa, e di cui la dirigenza piddina non dovrà chiaramente dare conto, è cosa mai ci faccia assieme al baciatore africano, Totò Cuffaro, Mirello Crisafulli, ad oggi deputato Pd. Lo avevamo lasciato con mafioso Bevilaqua a trattare assunzioni di taglialegna e lo ritroviamo a fare scuola di politica in Africa? Quei due elementi assieme rischiano davvero di infettare un sistema democratico fragile e giovane come quello congolese, qualcuno li fermi! Ve li immaginate questi due diversamente onesti che si aggirano per le poverissime vie delle città? Due uomini così grassi quei poveri bambini non li hanno mai visti. Penseranno a dei santoni, a due uomini incinti, quindi sacri; come potrebbero pensare a due che invece condividono alcune frequentazioni mafiose? Ma nè Casini nè Veltroni hanno nulla da dire su questa amicizia da Brokeback Mountain? Su questi due "amanti clandestini" che flirtano addirittura in Africa? Non me la sento di essere colpevole delle future disgrazie africane,
vi prego, rimandateceli indietro, qui in Italia ormai non c'è più pericolo di peggiorare.

fonte: www.bennycalasanzio.blogspot.com

Notizie di mafia dalla Serbia
La Serbia rappresenta il crocevia preferito della mafia internazionale, tra Oriente e Occidente, divenendo negli anni anche il punto di incontro dei vari gruppi criminali e dei trafficanti di armi, droga, organi e persone. Dividendosi tra loro in cinesi, italiani, albanesi, bulgari e russi, ognuna di queste organizzazioni internazionali hanno tracciato il loro raggio di azione e di controllo in terra serba, facendo delle singole città le loro "rappresentanze".
. "Quando si parla di mafia si fa riferimento soprattutto a quella italiana, che è più organizzata e lavora proprio come una multinazionale dalla gerarchia ben precisa. I loro boss, attualmente, si trovano tutti in Serbia! Molti pensano che sono albanesi, ma in realtà sono italiani che usano la Serbia come Paese di transito. Nelle loro mani si concentra il mercato delle sigarette e della droga, che viene trafficata dal Porto di Bar in Montenegro, per poi raggiungere attraverso la Serbia i Paesi del Nord Europea". Questa è una nota ufficiale trasmessa dalla polizia serba.


fonte: rinascita.info http://rinascita.info


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permalink | inviato da Alessandro Iorio il 3/10/2008 alle 12:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa


29 settembre 2008

CU ffaro LO mbardo - due facce, una razza.

 

Diventa medico chirurgo e alla fine degli anni '70 entra nelle formazioni della Dc catanese con la quale farà carriera all’ombra di Calogero Mannino. Diventa Consigliere ed Assessore al Comune di Catania, nel 1986 deputato alla Regione Siciliana e, rieletto nel 1991, diviene assessore regionale agli Enti Locali. Nel 1992, nell’epoca di Tangentopoli, venne arrestato per abuso d’ufficio, e dopo essere stato condannato in primo grado, assolto in appello dallo scandalo giudiziario. Nel 1994 fu coinvolto, e ancora arrestato per corruzione, per lo scandalo dell’appalto dei pasti all’ospedale di Catania, dell’azienda dell’ex presidente dell’Inter Ernesto Pellegrini. Sospeso dalla carica di deputato ai sensi della legge 55/1990 e successive modifiche, dal 22 luglio al 29 settembre 1994. Nel dicembre 1994 lascia anticipatamente l’Assemblea regionale. Alla fine Pellegrini patteggia ammettendo di avere versato 5 miliardi ad alcuni politici, tra cui Lombardo, ma per i giudici alla fine furono solo un regalo, e il reato derubricato a finanziamento illecito ai partiti, e quindi prescritto. Torna in politica e diventa europarlamentare nel 1999 nel Centro Cristiano Democratico, vicesindaco di Catania nel 2000 ed eletto presidente della provincia di Catania nel 2003. Nel 2004 viene riconfermato europarlamentare, dopo le dimissioni di Cuffaro, nell’UDC, partito del quale è segretario regionale fino al 2005.

Poi decide che è arrivato il momento di mettersi in proprio. Nel 2005 fonda l’Mpa, il Movimento per le Autonomie. Alle elezioni politiche del 2006 si allea con la Lega Nord di Umberto Bossi, sancendo il Patto per le Autonomie, che si schiera con la Casa delle libertà e Silvio Berlusconi, che nel programma di governo recepisce i punti programmatici per lo sviluppo del Sud del Paese. Ottiene sei deputati e un senatore. Alle elezioni politiche del 2008, alleato del Popolo della Libertà, ottiene otto deputati e due senatori, doppiando i voti ricevuti. Il 24 febbraio 2008 ufficializza la sua candidatura alla presidenza della Regione Siciliana, sostenuto dal suo movimento, dal PDL e dall'UDC. Il 14 aprile viene eletto presidente, ottenendo oltre il 65% delle preferenze, sconfiggendo la candidata di Pd, IdV e Sinistra Arcobaleno Anna Finocchiaro, che si attesta al 30% circa. La coalizione da lui capeggiata ottiene 62 deputati regionali, e 28 il PD, unico partito che sosteneva la Finocchiaro a superare lo sbarramento del 5 per cento. Il giorno stesso dell'insediamento a Palazzo d'Orleans, un utente della rete, utilizzando eMule, scopre casualmente una cartella in formato ZIP, contenente una sorta di data base delle richieste di raccomandazione inviate a Lombardo o ai suoi collaboratori dell'MpA.

Da allora ad oggi in Sicilia ha schierato un esercito: 800 consiglieri comunali, 40 presidenti di consigli comunali, 50 sindaci, 3 assessori regionali e i 10 deputati siciliani. Un consenso che cresce con gli incarichi negli enti pubblici e nelle società partecipate. Alla Asl di Enna c’è suo cognato, Francesco Jodica, suoi anche un direttore amministrativo dell’ospedale Canizzaro, un direttore sanitario dell’ospedale Garibaldi e un direttore generale dell’ospedale di Caltagirone.Un suo uomo di fiducia è a capo Sac, la società che gestisce l’aeroporto di Fontanarossa di Catania e che sta partecipando, con il magnate della stampa locale catanese Mario Ciancio Sanfilippo, alla costruzione dell’aereoporto di Comiso. Oltre a controllare gran parte della carta stampata e dell’informazione locale Ciancio è anche socio di un’importante iniziativa immobiliare con Ennio Virlinzi, a sua volta sponsor di don Raffaele, e il cerchio si chiude. Ha "indicato" numerosi burocrati regionali, commissari dei consorzi di bonifica, vertici dell'Ato rifiuti, amministratori della Fondazione Banco di Sicilia, delle aziende partecipate del comune di Catania, degli istituti autonomi delle case popolari, delle cooperative e della Protezione civile....

Attilio Bolzoni su Repubblica fa nomi eccellenti e accende la miccia nella stampa non governativa, arrivano poi le smentite della casta, da Lombardo a Schifani, potete leggere l'articolo online: http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/figlia-assessore/ab/ab.html

Vorrei poi ricordare Falcone con un filmato in cui Cuffaro dimostrò di quale pasta sono fatti certi siciliani:
http://www.youtube.com/watch?v=F5MZmJLMQ9Y

e voi continuate a votare certe merde.


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permalink | inviato da Alessandro Iorio il 29/9/2008 alle 10:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (18) | Versione per la stampa

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