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6 febbraio 2011

Io che non sono nipote di Mubarak, o di Frattini, posso gridare ad alta voce la Libertà per qualunque Popolo oppresso dai regimi, da ogni parte della Terra esso provenga.


Dopo la cacciata del dittatore tunisino i venti di protesta stanno soffiando in tutta l’Africa del Mediterraneo e da giorni infiammano le anime di cento milioni di egiziani contro il tiranno Mubarak e non si tratta di “Pulsioni estremiste islamiche”, come ci vuole far credere Frattini, il quale sottolinea l’appoggio al despota dichiarando: “Speriamo che il presidente egiziano Mubarak continui, come ha sempre fatto, a governare il suo paese con saggezza e lungimiranza" , si, avete letto bene, con la saggezza di un uomo al potere da trenta anni con l’inganno, che con il doppiogiochismo guarda le spalle di Israele e prende favori americani in denaro e tante, tante armi ed è sempre il nostro ministro a sottolineare come tutto il mondo consideri l'Egitto "punto di riferimento per il processo di pace che non può venire meno”. Il processo di pace che vuole l’annientamento del Popolo Palestinese? Il processo di pace che  inventa terroristi in ogni ostacolo al processo imperialista dell’armata uesei? Il processo di pace che con le guerra all’Iraq e all’Afghanistan ha seminato così tanta distruzione?

Ha ragione Fidel quando afferma che il presidente Obama "non ha modo di gestire il manicomio che gli Stati Uniti hanno creato in Tunisia e in Egitto” …E il resto è Storia, non sono opinioni. Auguri al Popolo Egiziano.

E per un sorriso amaro:

In Egitto la protesta continua ad espandersi. Mubarak in nottata avrebbe chiesto asilo politico in Italia dicendo di essere lo zio di Ruby.

La moglie di Mubarak è scappata a Londra. Voleva venire in Italia ma…voi lo direste ad un doganiere: “sono la moglie di Mubarak” ?

L'Egitto si ribella a Mubarak. L'Italia pesca una carta e passa il turno.

Cairo: dispersi i manifestanti. Roma: data per dispersa l'opposizione.

Mubarak telefona a Berlusconi: "Ciao, sono lo zio di Ruby ... mi  puoi dare una mano?".

Egitto. La polizia spara sui manifestanti. Lì sì che si lavora, altro che accompagnare le escort.


15 ottobre 2010

L'aviazione israeliana sorvola i cieli di Gaza riproducendo il suono di bombardamenti

L'aviazione israeliana sorvola i cieli di Gaza riproducendo il suono di bombardamenti

Gaza - InfoPal. Questa mattina, l'aviazione israeliana ha sorvolato intensamente i cieli della Striscia di Gaza.

F-16 israeliani hanno volato a bassa quota, rompendo la barriera del suono con la riproduzione sonora di bombardamenti e lanciando scie di fumo bianco.

La provocazione si è ripetuta in diverse zone del territorio palestinese assediato e i cittadini hanno vissuto ore di ansia e terrore.

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Non tutti lo sanno, a molti non interessa, ma la guerra scatenata da Israele al Popolo Palestinese non è mai terminata e le incursioni aeree, gli omicidi, sono all'ordine del giorno...ora anche questa terribile forma di terrorismo psicologico?



7 settembre 2010

GIANNA NANNINI NE FECE UNA BUONA


                                  foto ricordo 

«Israele, le soldatesse parlano»
di Alessandra Colla - 09/02/2010

Fonte: Alessandra Colla

E pensare che il videoclip di Gianna Nannini Hey Bionda!, girato in Israele, in Italia l’avevano censurato…

Fatto sta che 22 anni dopo le cose non sono cambiate di un ette, e anzi vanno pure peggio a giudicare dalle rivelazioni di alcune soldatesse israeliane, meritoriamente raccolte dall’organizzazione israeliana Breaking The Silence e meritoriamente tradotte da Maurizio Blondet. Qualche stralcio:

Così ha raccontato una soldatessa israeliana della Seam Line Border Guard. E’ una delle cinquanta testimonianze anonime che la benemerita associazione israeliana «Rompere il Silenzio» (Breaking the Silence) ha raccolto; cinquanta ragazze che hanno fatto il servizio militare a contatto coi palestinesi, hanno sorvegliato coi loro camerati maschi i posti di blocco ad Hawara, a Naalin o altrove, hanno partecipato alle brutalità quotidiane. […] «Abbiamo scoperto», dice Dana Golan, direttrice di Breaking the silence, «che le femmine erano anche più brutali e violente dei ragazzi, per mettersi alla pari». […]

Un’altra soldatessa ha raccontato di un bambino di 9 anni ucciso a Jenin: aveva cercato di superare la barriera, era caduto e stava scappando indietro, quando gli hanno sparato: «Gli hanno sparato quando era già nei Territori e non poneva alcun pericolo. E’ stato colpito alla pancia; i soldati hanno detto che era in bicicletta, per cui non sono stati in grado di mirare alle gambe».

Siccome il palestinese s’era voltato verso la ragazzina, il gesto è stato interpretato come una minaccia da uno dei nostri soldati, che l’ha preso a pugni… l’arabo s’è riparato la ferita in testa con la mano ed è scappato…. Ero lì e guardavo con orrore… una bambina innocente, nel suo vestitino dello Shabbat… una volta l’ho vista che portava un suo fratellino sul passeggino, un bambino. Gli dava dei sassi e gli diceva: tirali agli arabi».

Una soldatessa della unità di polizia militare Sachlav, di base ad Hebron (città dove abitano 80 mila palestinesi e i soldati proteggono 480 ‘coloni’) ha raccontato di un bambino che provocava i soldati tirando delle pietre.

Il portavoce di Tsahal ha risposto così alla pubblicazione di queste testimonianze: «Si tratta di testimonianze anonime, senza alcuna precisazione quanto ai luoghi e ai tempi, la cui credibilità non possiamo controllare» […]

«Un giorno ha persino spaventato un soldato nostro, che è caduto dalla torretta e s’è rotto una gamba. Allora due soldati l’hanno messo in una jeep, e due settimane dopo l’abbiamo rivisto con entrambe le braccia ed entrambe le gambe ingessate… ne abbiamo riso molto nell’unità… ci hanno raccontato come l’avevano messo a sedere, messo le sue mani su una sedia, e gliele hanno spezzate lì sulla sedia…».

Un’altra dell’unità Sachalv ha descritto come, sotto i suoi occhi, una bambina ebrea di otto anni ha deciso di tirare una pietra in testa ad un passante palestinese: «Bum! Quello passava per strada, lei gli è saltata addoso e gliel’ha picchiata proprio sulla testa… poi ha cominciato a gridare: “Yuck, yuck, ho il suo sangue addosso!”».

«Non so se l’abbiano minacciata o l’abbiano pagata, la reporter. Le foto sono state distrutte il giorno stesso».

«C’era il protocollo chiamato ‘smantellare la gomma’, ossia spelare la gomma dai proiettili». Con questo, i cosiddetti «proiettili di gomma per il controllo delle folle» diventano letali. «E’ procedura normale mirare all’addome».

Una soldatessa, di leva nella guardie confinarie, ha raccontato come una volta andò con gli ufficiali a vedere un evento culturale a Tel Aviv: «Tornata al posto di blocco a Gaza, mi ha colpito la dissonanza: mezz’ora prima stavamo applaudendo a teatro, e mezz’ora dopo ci comportavamo come bestie. Quando sei al checkpoint, entri in un altro mondo. I palestinesi camminano con carrelli della spesa, con carretti coi muli, con borse e valige sul lato della strada… e le guardie di frontiera li bersagliano con spazzatura presa dal camion dei rifiuti… gli tirano resti di cibo, verdure marce…».

Un’altra soldatessa ha parlato dei bambini che si avvicinando al checkpoint con dei giocattoli da poco prezzo da vendere: «Le guardie di confine negoziano con loro: bene, apri la borsa… Oh, ho bisogno di batterie… Le prendono, prendono qualunque cosa gli piace. Giocattoli, batterie, qualunque cosa. Sono certa che prendono anche soldi, ma non ricordo un episodio specifico…».

«Possono passare anche due o tre ore prima che (il palestinese) riesca a rientrare nella Striscia. Nel caso di un ragazzo, gli ci è voluta tutta una notte (in attesa al posto di blocco); il che è pazzesco, perchè si tratta di deici minuti a piedi. Li fermavamo continuamente mentre andavano, e ogni soldato gli dava un ‘buffetto’, compresi i comandanti».

Ma spesso non ci si limita ad usare proiettili-giocattolo. Le guardie di frontiera giudee hanno in dotazione proiettili di acciaio coperti da uno strato di gomma (li chiamano «proiettili di gomma», appunto).

Una soldatessa che è stata in servizio ad Hebron ricorda un altro divertimento: colpire quelli che aspettano al posto di blocco con i proiettili di pistole-giocattolo. «Ne avevamo un sacco… Ti annoi, sei seduto a fare la guardia e ‘tac, tiri ad uno, ‘tac’, tiri a un altro». Una volta una reporter palestinese scattò una foto: un soldato israeliano che teneva puntato il mitragliatore alla testa di un ragazzo. Una «pattuglia speciale» si formò, entrò a Hebron e tornò con le foto.

Un’altra soldatessa che è stata in servizio al posto di blocco di Eretz ha detto: «C’era una procedura per cui, prima di lasciare rientrare un palestinese nella Striscia, lo porti dentro la tenda e lo picchi».

Una procedura?!, chiede l’intervistatrice di Rompere il Silenzio: «Sì, una procedura, coi comandanti». E quanto durava il pestaggio? «Non tanto, entro 20 minuti i camerati tornavano alla base, ma si fermavano a bere caffè e fumare sigarette mentre quelli del posto di comando lo picchiavano… Non era una cosa che accadeva tutti i giorni, ma c’era una sorta di procedura…».

Correva l’anno 1988:

Nel 1988, in piena Intifada (sollevazione) palestinese, la Commissione dell’ONU per i Diritti Umani vota una risoluzione che denuncia ancora il Terrorismo di Israele: “Nella risoluzione 1988/1A, la Commissione ripete la sua condanna delle politiche israeliane di violenza nei territori occupati, dove vengono spezzate le ossa ai bambini, alle donne e agli uomini, e dove le donne abortiscono a causa dei pestaggi. (La Commissione) condanna altre pratiche violente e sistematiche di Israele, fra cui le uccisioni, i ferimenti, gli arresti e le torture… e i rapimenti di bambini palestinesi.” […] Nel corso dell’anno (1988) Israele continuò a reprimere i palestinesi nei territori occupati… culminando con l’assassinio a Tunisi, commesso da un commando israeliano il 16 aprile, di Khalil al-Wazir, vice comandante in capo delle forze palestinesi e membro del Comitato centrale dell’OLP… Il 25 aprile il Consiglio di Sicurezza dell’ONU adottò la risoluzione 611… in cui si condanna Israele per l’aggressione contro la sovranità e l’integrità territoriale della Tunisia, in violazione flagrante della Carta delle Nazioni Unite, della legalità internazionale e delle norme di condotta.

La canzone fu sbrigativamente tacciata di antimilitarismo, ma io e qualche altro malpensante ci vedemmo altro — e a giudicare dal videclip magari non è che ci siamo sbagliati tantissimo, va’.

Israele, le soldatesse parlano

«Li facciamo stare in piedi, e c’è una canzoncina delle guardie confinarie che dice (in arabo) ‘Un hummus, un fagiolo, io amo le guardie di frontiera’; gliela facciamo cantare. Devono cantare e saltare, come si fa con le reclute… lo stesso, solo molto peggio. E se uno di loro ride, o noi decidiamo che qualcuno ha riso, lo prendiamo a pugni: perchè hai riso?, e giù un colpo… La cosa può andare avanti per ore, dipende da quanto si annoiano i soldati. Un turno di otto ore è lungo, bisogna passare il tempo in qualche modo».

Chissà se queste testimonianze appariranno sui grandi media di casa nostra. Nutro un ragionevole dubbio. E mi sembra un valido motivo per romperlo, quel silenzio.

Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it


                                   foto ricordo con bambina


3 giugno 2010

L'Italia dice SI e si schiera con i criminali



   La risoluzione dell'ONU chiedeva «l’invio di una missione internazionale per indagare su violazioni del diritto internazionale» rispetto al blitz delle forze israeliane contro i volontari diretti a Gaza. Approvata da 32 dei 47 membri del Consiglio; la Francia e il Regno Unito si sono astenuti; l'Italia e gli Stati Uniti hanno votato "NO".
   Il nostro Belpaese quindi ha votato contro in quanto ritiene Israele «uno Stato democratico e perfettamente in grado di condurre un'inchiesta credibile e indipendente, il che non significa necessariamente internazionale».
Io aggiungo: "VERGOGNA!"


5 febbraio 2010

«La reazione di Israele su Gaza fu giusta» Mi vergogno di essere italiano


Piombo Fuso
1366 palestinesi uccisi
430 bambini
111 donne
6 giornalisti
6 medici
2 operatori Onu
5360 feriti
1870 bambini
800 donne
16 strutture ospedaliere colpite (tra cui l'ospedale al-Quds distrutto)
3 scuole dell'Unrwa in macerie
18 scuole danneggiate
19 moschee
215 cliniche
28 ambulanze
20 mila edifici bombardati
distruzione totale dei campi coltivati e delle serre, degli alberi e delle industrie
5000 famiglie senza tetto
90 mila persone fuggite da casa
1 milione di kg di bombe (di cui il 5% ancora inesplose) lanciate dall'aviazione, dalla marina e dall'artiglieria israeliane.
Nei primi giorni di bombardamento molti bambini sono morti di infarto.


«La reazione di Israele su Gaza fu giusta»
«Voi rappresentate ideali che sono universali, siete il più grande esempio di democrazia e di libertà nel Medio Oriente, se non l'unico esempio. Un esempio che ha radici profonde nella Bibbia e nell'ideale sionista»,

Come se non bastasse dichiara guerra all'Iran dal paese che ha il più alto numero di atomiche per abitante, dal paese che non ha aderito al trattato di non proliferazione nucleare:
il «progetto annunciato dall'Iran» che potrebbe «sfociare in un'arma nucleare è qualcosa che tutti gli Stati del mondo devono considerare con grande attenzione» e «farò di tutto per far sì che non ci sia indifferenza» e che questo si «traduca in azioni forti» che servano a fermare questo progetto. Non solo :«è nostro dovere sostenere e aiutare l'opposizione» in Iran.

...bambini, manca la firma di Berlusconi, aspettate...


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2 dicembre 2009

Strana ONU e la Giornata internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese.


leggo su www.infopal.it:

29 novembre, Giornata Onu per la Palestina.

"....si è celebrata la Giornata internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese.

    La Giornata, che cade ogni 29 novembre, venne istituita dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite (con la risoluzione 32/40b), nel 1977, in ricordo della partizione della Palestina, avvenuta con la risoluzione n. 181 del 29/11/1947. Fu l'inizio della tragedia palestinese. 

     Israele è l'unico Stato nato in seguito a una risoluzione dell'assemblea generale dell'O.N.U., nel novembre del 1947.
     La stessa O.N.U. decide di ricordare la tragedia del Popolo Palestinese con una "Giornata internazionale di Solidarietà".
    
     Strane organizzazioni girano per questo strano mondo.



6 novembre 2009

Ashkenazi: 'La prossima guerra sarà a Gaza'.


Ashkenazi: 'La prossima guerra sarà a Gaza'.

"La prossima guerra sarà a Gaza". E' quanto ha dichiarato ieri il capo di stato maggiore israeliano, Gabi Ashkenazi, durante una cerimonia per cadetti.

L'ufficiale ha dunque affermato di credere che una nuova guerra contro Gaza sia prossima. L'obiettivo sarebbe quello di colpire le stazioni di lancio dei missili artigianali Qassam.

Egli ha aggiunto che "il nemico vuole costringerci a combattere in questo modo", cioè nelle città, nelle moschee, negli asili, nelle scuole, negli ospedali. Insomma, le forze di occupazione potrebbero nuovamente colpire edifici civili, come hanno fatto durante l'Operazione Piombo Fuso, lo scorso inverno, massacrando oltre 1400 persone e ferendone 5000.

Le affermazioni sono state mandate in onda dalla Radio israeliana, e giungono a poche ore dalla dichiarazione del capo dei servizi segreti militari israeliani, Amos Yedlin, secondo cui Hamas avrebbe condotto un test di lancio di un missile iraniano con una gittata di 60 chilometri in grado di colpire Tel Aviv.

Yedlin ha aggiunto che Hamas ha ottenuto dall'Iran missili simili a quelli in dotazione a Hezbollah, e che tali armamenti entrano nella Striscia attraverso i tunnel di Rafah.

Insomma, piombo per tutti si chiamerà la prossima operazione della democratica Israele.


ragazzino palestinese usato come scudo umano dalla democratica Israele


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permalink | inviato da Ale. il 6/11/2009 alle 10:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (26) | Versione per la stampa


13 maggio 2009

Continua la guerra israeliana contro la Striscia di Gaza



Continua la guerra israeliana contro la Striscia di Gaza.

Gaza - Infopal. Questa notte, le forze di occupazione israeliane hanno bombardato le case dei cittadini palestinesi situate ad est del campo profughi al-Maghazi, nel centro della Striscia di Gaza.

Secondo fonti locali e testimoni oculari, "mezzi meccanici e carrarmati che stazionano in prossimità della postazione militare israeliana 'Meghen', al confine orientale della Striscia, hanno aperto il fuoco all’impazzata, utilizzando mitragliatrici pesanti, verso le case e le proprietà dei cittadini palestinesi situate ad est del campo profughi, causando ingenti danni materiali. Non ci sono segnalazioni di vittime".

Le forze di occupazione israeliane di stanza lungo la frontiera di Gaza sparano ogni giorno contro i cittadini, soprattutto contro gli agricoltori che lavorano le loro terre.

Nella città di Khuza'a a est della città di Khan Youis, nel sud della Striscia di Gaza, i testimoni oculari hanno riferito che durante la notte hanno udito violenti scontri tra resistenti palestinesi e le forze israeliane penetrate nella zona.

In un comunicato stampa, le Brigate al-Quds, il braccio armato del Jihad islamico, hanno affermato di aver sventato un tentativo di invasione, da parte delle forze di occupazione, nella zona a est della cittadina di Khuza'a. Hanno parlato anche dell’esplosione di due ordigni contro una forza di fanteria israeliana.
Nel nord di Gaza, i testimoni oculari hanno riferito che "gli aerei da guerra israeliani sorvolano a bassa quota e massicciamente il cielo a nord-est della Striscia di Gaza".

fonte:
http://www.infopal.it/leggi.php?id=11208


Visita papale: proteste delle famiglie dei detenuti palestinesi

Gaza. Lunedì, i familiari dei prigionieri palestinesi rinchiusi nelle carceri d’Israele si sono accampati davanti alla Croce Rossa di Gaza per protestare contro la visita di Papa Benedetto XVI a casa del soldato israeliano Gilad Shalit, catturato tre anni fa durante un'operazione militare contro la Striscia.

I familiari hanno così sollecitato il Santo Padre a riservare ai loro figli le stesse attenzioni dedicate a Gilad, visitando le famiglie palestinesi dei detenuti e premendo sul governo israeliano per la liberazione di questi ultimi.

Il padre del prigioniero palestinese ‘Ali as-Sarafati ha anche rivolto un appello alle organizzazioni per i diritti umani, insistendo su come sia ingiusto che Papa Ratzinger si sia preoccupato maggiormente di un singolo israeliano e abbia ignorato più di 11.000 palestinesi trattenuti nello stato ebraico.

Mwafeq Hamid, direttore delle relazioni generali dell’Organizzazione di Gaza per i detenuti e gli ex-detenuti, ha inviato un messaggio al pontefice, incoraggiandolo a salire su un aereo che lo porti in visita alla Striscia di Gaza: “I nostri prigionieri – ha aggiunto – stanno soffrendo più dell’israeliano Gilad Shalit, dal momento che a loro vengono negati i più semplici diritti umani della Quarta Convenzione di Ginevra”.

A questo proposito, Hamid ha ricordato che la direzione delle carceri israeliane ha punito qualcosa come 240 prigionieri per aver rifiutato d’indossare l’uniforme arancione, impedendo loro di accedere ai servizi igienici e persino di pranzare.

Ha quindi invitato il presidente palestinese Mahmud ‘Abbas a intervenire a livello internazionale per spingere Israele a rilasciare i palestinesi incarcerati, in particolare i detenuti politici. Ha inoltre denunciato l’ininterrotta campagna israeliana di arresti e detenzioni ai danni di palestinesi catturati durante l’attacco a Gaza, che lo stato sionista ha definito “combattenti illegali”.

(Fonte: Maan News)

Prigioni israeliane come Guantanamo: tute arancioni e violenze





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