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7 gennaio 2011

Afghanistan - Gli eroi?!

Afghanistan - Gli Eroi?!



     Qualcuno, che frigna dalla mattina alla sera su Facebook ed altri ancora, che sono inorriditi dal mio blog e hanno gridato allo scandalo inventandosi ipocrite filosofie sulle guerre in cui sono coinvolti i loro militari nelle loro missioni pace, dovrebbero ora spiegarmi per quale causa è morto l’ultimo soldato ucciso in Afghanistan.
Io lo dico apertamente, è morto mentre faceva la guerra e la guerra è guerra, come predico da sempre.
Vi ricordate quando in Iraq bastava che uno in divisa, appartenente alla cricca occidentale, sparasse un peto e sulle sue gesta venivano scritti poemi epici da far concorrenza ai Nibelunghi ? Erano tutti eroi, compresi i balordi mercenari inviati in Paesi stranieri a seminare morte e distruzione. Ora no, qualcosa comincia a cambiare, non si parla più di eroi, non conviene, visto lo svolgersi dell’occupazione dell’Iraq, non conviene, ora che i governi hanno mosso tutte le carte dei loro giochetti infernali.
Matteo è stato prima sparato da un cecchino (!?), poi è morto durante un’operazione di bonifica (!?), poi in un conflitto a fuoco dove i terroristi (!?) hanno però avuto la peggio…ma, si precisa: “I terroristi sono stati tutti ammazzati da un intervento aereo americano dopo pochi minuti”.
Insomma, vorrei sentire ancora cosa hanno da dire su questa e su quelle guerre, loro persone perbene, di destra e di sinistra, liberali e all’occorrenza radicali, berlusconiani secondo le esigenze, sempre ipocriti, vigliacchi e in malafede, sempre responsabili della morte di tanti disgraziati. Coraggio, avanti!


13 settembre 2010

IN AFGHANISTAN C’E’ CHI COLLEZIONA LE DITA DEI MORTI AMMAZZATI COME TROFEI INDOVINATE CHI?


Andrew Holmes, Michael Wagnon, Jeremy Morlock e Adam Winfield


     Cinque soldati americani sono stati incriminati per aver ucciso civili in Afghanistan per sport. "Uccidevano a casaccio e collezionavano le dita dei morti come trofei", scrive oggi il Guardian citando investigatori e documenti legali.

Cinque dei militari del cosiddetto 'kill team' rischiano la pena di morte per aver ucciso tre uomini afghani per puro divertimento in distinte "esecuzioni a casaccio" nel corso di quest'anno.

Altri sette soldati avrebbero insabbiato gli omicidi e picchiato una recluta che avrebbe denunciato gli assassini. Secondo il Guardian, che riprende un servizio del quotidiano dell'esercito Usa Army Times, le accuse nei confronti del sergente Calvin Gibbs, 25 anni, e dei suoi complici, sono le più gravi di crimini di guerra emerse dal teatro di guerra afghano.

Secondo gli investigatori Gibbs e gli altri del 'kill team', membri di una unità di fanteria basata a Ramrod nella provincia meridionale di Kandahar, avevano cominciato a parlare di uccidere civili lo scorso novembre. 

Altri soldati hanno detto agli investigatori penali dell'esercito che Gibbs si era vantato di averla fatta franca in Iraq dove aveva fatto cose analoghe ed aveva detto che sarebbe stato molto facile "lanciare una bomba a mano contro qualcuno e ucciderlo".

Gibbs avrebbe formato il 'kill team' con quattro altri soldati: Jeremy Morlock, Michael Wagon, Adam Winfield e Andrew Holmes. Tutti negano le accuse.

Il primo obiettivo sarebbe stato Gul Mudin, ferito in gennaio con una granata e finito a fucilate in un campo di papaveri vicino al villaggio di La Mohammed Kalay.

La seconda vittima, Marach Agha, fu ucciso il mese successivo.

In maggio toccò a Mullah Adahdad. Secondo l'Army Times, almeno un soldato aveva collezionato dita dei morti come 'ricordino' e alcuni di loro si fecero fotografare con i cadaveri.

 Fonti:
(http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/09/09/visualizza_new.html_1785235692.html)

http://www.terrasantalibera.org/usa_killers.htm


7 settembre 2010

GIANNA NANNINI NE FECE UNA BUONA


                                  foto ricordo 

«Israele, le soldatesse parlano»
di Alessandra Colla - 09/02/2010

Fonte: Alessandra Colla

E pensare che il videoclip di Gianna Nannini Hey Bionda!, girato in Israele, in Italia l’avevano censurato…

Fatto sta che 22 anni dopo le cose non sono cambiate di un ette, e anzi vanno pure peggio a giudicare dalle rivelazioni di alcune soldatesse israeliane, meritoriamente raccolte dall’organizzazione israeliana Breaking The Silence e meritoriamente tradotte da Maurizio Blondet. Qualche stralcio:

Così ha raccontato una soldatessa israeliana della Seam Line Border Guard. E’ una delle cinquanta testimonianze anonime che la benemerita associazione israeliana «Rompere il Silenzio» (Breaking the Silence) ha raccolto; cinquanta ragazze che hanno fatto il servizio militare a contatto coi palestinesi, hanno sorvegliato coi loro camerati maschi i posti di blocco ad Hawara, a Naalin o altrove, hanno partecipato alle brutalità quotidiane. […] «Abbiamo scoperto», dice Dana Golan, direttrice di Breaking the silence, «che le femmine erano anche più brutali e violente dei ragazzi, per mettersi alla pari». […]

Un’altra soldatessa ha raccontato di un bambino di 9 anni ucciso a Jenin: aveva cercato di superare la barriera, era caduto e stava scappando indietro, quando gli hanno sparato: «Gli hanno sparato quando era già nei Territori e non poneva alcun pericolo. E’ stato colpito alla pancia; i soldati hanno detto che era in bicicletta, per cui non sono stati in grado di mirare alle gambe».

Siccome il palestinese s’era voltato verso la ragazzina, il gesto è stato interpretato come una minaccia da uno dei nostri soldati, che l’ha preso a pugni… l’arabo s’è riparato la ferita in testa con la mano ed è scappato…. Ero lì e guardavo con orrore… una bambina innocente, nel suo vestitino dello Shabbat… una volta l’ho vista che portava un suo fratellino sul passeggino, un bambino. Gli dava dei sassi e gli diceva: tirali agli arabi».

Una soldatessa della unità di polizia militare Sachlav, di base ad Hebron (città dove abitano 80 mila palestinesi e i soldati proteggono 480 ‘coloni’) ha raccontato di un bambino che provocava i soldati tirando delle pietre.

Il portavoce di Tsahal ha risposto così alla pubblicazione di queste testimonianze: «Si tratta di testimonianze anonime, senza alcuna precisazione quanto ai luoghi e ai tempi, la cui credibilità non possiamo controllare» […]

«Un giorno ha persino spaventato un soldato nostro, che è caduto dalla torretta e s’è rotto una gamba. Allora due soldati l’hanno messo in una jeep, e due settimane dopo l’abbiamo rivisto con entrambe le braccia ed entrambe le gambe ingessate… ne abbiamo riso molto nell’unità… ci hanno raccontato come l’avevano messo a sedere, messo le sue mani su una sedia, e gliele hanno spezzate lì sulla sedia…».

Un’altra dell’unità Sachalv ha descritto come, sotto i suoi occhi, una bambina ebrea di otto anni ha deciso di tirare una pietra in testa ad un passante palestinese: «Bum! Quello passava per strada, lei gli è saltata addoso e gliel’ha picchiata proprio sulla testa… poi ha cominciato a gridare: “Yuck, yuck, ho il suo sangue addosso!”».

«Non so se l’abbiano minacciata o l’abbiano pagata, la reporter. Le foto sono state distrutte il giorno stesso».

«C’era il protocollo chiamato ‘smantellare la gomma’, ossia spelare la gomma dai proiettili». Con questo, i cosiddetti «proiettili di gomma per il controllo delle folle» diventano letali. «E’ procedura normale mirare all’addome».

Una soldatessa, di leva nella guardie confinarie, ha raccontato come una volta andò con gli ufficiali a vedere un evento culturale a Tel Aviv: «Tornata al posto di blocco a Gaza, mi ha colpito la dissonanza: mezz’ora prima stavamo applaudendo a teatro, e mezz’ora dopo ci comportavamo come bestie. Quando sei al checkpoint, entri in un altro mondo. I palestinesi camminano con carrelli della spesa, con carretti coi muli, con borse e valige sul lato della strada… e le guardie di frontiera li bersagliano con spazzatura presa dal camion dei rifiuti… gli tirano resti di cibo, verdure marce…».

Un’altra soldatessa ha parlato dei bambini che si avvicinando al checkpoint con dei giocattoli da poco prezzo da vendere: «Le guardie di confine negoziano con loro: bene, apri la borsa… Oh, ho bisogno di batterie… Le prendono, prendono qualunque cosa gli piace. Giocattoli, batterie, qualunque cosa. Sono certa che prendono anche soldi, ma non ricordo un episodio specifico…».

«Possono passare anche due o tre ore prima che (il palestinese) riesca a rientrare nella Striscia. Nel caso di un ragazzo, gli ci è voluta tutta una notte (in attesa al posto di blocco); il che è pazzesco, perchè si tratta di deici minuti a piedi. Li fermavamo continuamente mentre andavano, e ogni soldato gli dava un ‘buffetto’, compresi i comandanti».

Ma spesso non ci si limita ad usare proiettili-giocattolo. Le guardie di frontiera giudee hanno in dotazione proiettili di acciaio coperti da uno strato di gomma (li chiamano «proiettili di gomma», appunto).

Una soldatessa che è stata in servizio ad Hebron ricorda un altro divertimento: colpire quelli che aspettano al posto di blocco con i proiettili di pistole-giocattolo. «Ne avevamo un sacco… Ti annoi, sei seduto a fare la guardia e ‘tac, tiri ad uno, ‘tac’, tiri a un altro». Una volta una reporter palestinese scattò una foto: un soldato israeliano che teneva puntato il mitragliatore alla testa di un ragazzo. Una «pattuglia speciale» si formò, entrò a Hebron e tornò con le foto.

Un’altra soldatessa che è stata in servizio al posto di blocco di Eretz ha detto: «C’era una procedura per cui, prima di lasciare rientrare un palestinese nella Striscia, lo porti dentro la tenda e lo picchi».

Una procedura?!, chiede l’intervistatrice di Rompere il Silenzio: «Sì, una procedura, coi comandanti». E quanto durava il pestaggio? «Non tanto, entro 20 minuti i camerati tornavano alla base, ma si fermavano a bere caffè e fumare sigarette mentre quelli del posto di comando lo picchiavano… Non era una cosa che accadeva tutti i giorni, ma c’era una sorta di procedura…».

Correva l’anno 1988:

Nel 1988, in piena Intifada (sollevazione) palestinese, la Commissione dell’ONU per i Diritti Umani vota una risoluzione che denuncia ancora il Terrorismo di Israele: “Nella risoluzione 1988/1A, la Commissione ripete la sua condanna delle politiche israeliane di violenza nei territori occupati, dove vengono spezzate le ossa ai bambini, alle donne e agli uomini, e dove le donne abortiscono a causa dei pestaggi. (La Commissione) condanna altre pratiche violente e sistematiche di Israele, fra cui le uccisioni, i ferimenti, gli arresti e le torture… e i rapimenti di bambini palestinesi.” […] Nel corso dell’anno (1988) Israele continuò a reprimere i palestinesi nei territori occupati… culminando con l’assassinio a Tunisi, commesso da un commando israeliano il 16 aprile, di Khalil al-Wazir, vice comandante in capo delle forze palestinesi e membro del Comitato centrale dell’OLP… Il 25 aprile il Consiglio di Sicurezza dell’ONU adottò la risoluzione 611… in cui si condanna Israele per l’aggressione contro la sovranità e l’integrità territoriale della Tunisia, in violazione flagrante della Carta delle Nazioni Unite, della legalità internazionale e delle norme di condotta.

La canzone fu sbrigativamente tacciata di antimilitarismo, ma io e qualche altro malpensante ci vedemmo altro — e a giudicare dal videclip magari non è che ci siamo sbagliati tantissimo, va’.

Israele, le soldatesse parlano

«Li facciamo stare in piedi, e c’è una canzoncina delle guardie confinarie che dice (in arabo) ‘Un hummus, un fagiolo, io amo le guardie di frontiera’; gliela facciamo cantare. Devono cantare e saltare, come si fa con le reclute… lo stesso, solo molto peggio. E se uno di loro ride, o noi decidiamo che qualcuno ha riso, lo prendiamo a pugni: perchè hai riso?, e giù un colpo… La cosa può andare avanti per ore, dipende da quanto si annoiano i soldati. Un turno di otto ore è lungo, bisogna passare il tempo in qualche modo».

Chissà se queste testimonianze appariranno sui grandi media di casa nostra. Nutro un ragionevole dubbio. E mi sembra un valido motivo per romperlo, quel silenzio.

Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it


                                   foto ricordo con bambina


28 agosto 2010

TROVALE LE ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA, LA COALIZIONE DI PACE SE NE TORNA A CASA.

 

 
  Quello che gli ultimi marines si sono lasciati alle spalle è uno Stato instabile, pieno di milizie, corruzione, fame e, d’ora in poi, vista l’assenza di truppe ufficiali, un Paese che non farà più notizia.

   Nuove opportunità di lavoro. Le truppe statunitensi si stanno ritirando dall’Iraq, tutte le maggiori compagnie cercano ora nuovi contractor che si occupino della sicurezza a Baghdad. Sono subito disponibili 300 posti nella Green zone, cliccate qui per fare domanda». è comparso qualche settimana fa sul sito jobs online, quando si è diffusa la voce che i marines, finalmente, se ne vanno dall’Iraq e che serviranno nuovi mercenari a prenderne il posto, forniti dalle solite Blackwater, Idm, e così via (tutte già tristemente note per i casi di tortura, traffico d’armi e droga, e brutalità sulla popolazione irachena).
 
   Un ritiro in fretta, e in anticipo. L’aveva promesso il presidente Barak Obama poco dopo la sua elezione, durante un fatidico discorso nel 27 febbraio 2009 di fronte alla base marine di Camp Lejeune nel North Carolina, che il 31 agosto 2010 sarebbe stato per gli Stati uniti d’america il giorno del ritiro degli ultimi battaglioni di combattimento dell’esercito regolare dall’Iraq post Saddam Hussein.
 
  La guerra in Iraq è di fatto finita, per giunta con due settimane d’anticipo rispetto alla scadenza ufficiale. Sono passati sette anni da quel 20 marzo 2003 quando circa 125 mila soldati, sotto l’egida dei marines di Washington, entrarono in Iraq dichiarando guerra al regime baathista. Per l’allora residente George Bush, assumere il controllo dell’Iraq era la più urgente delle priorità: voci (poi rivelatesi false) di armi di distruzione di massa in mano al dittatore Saddam, instabilità del terzo paese più ricco di petrolio al mondo; ogni genere di ragioni vennero messe sul piatto per creare la coalizione internazionale che mosse guerra a Baghdad, inaugurando una sporca guerra di operazioni malriuscite, media condizionati, villaggi rasi al suolo, torture in carcere e appoggi ai signori della guerra.

  Il bilancio delle vittime
La guerra contro Saddam Hussein è costata la vita a 4733 soldati della coalizione che ha partecipato all'invasione, le perdite maggiori sono state subite naturalmente dagli americani ma in Gran Bretagna si piange la morte di 179 militari. Per quanto riguarda gli iracheni invece il quadro è assai più drammatico. Se nel 2005 il presidente aveva appena accennato a 30.000 vittime, uno studio datato però 2006 della prestigiosa rivista medica inglese Lancet, riportava la cifra agghiacciante di 650.000 morti.

  Un bilancio sul quale è comunque ancora difficile fare luce anche perchè non è stata mai istituita una commissione ufficiale e indipendente che si occupasse della questione. Il sito di politica estera Just Foreign Policy ha tentato un conteggio totale proprio sula base delle previsioni di Lancet, il calcolo arriva all'impressionate numero di 1.288.246 e questo solo fino al 2008.

  fonti:
http://www.terranews.it/news/2010/08/bilancio-di-un-fallimento
http://www.agenziami.it/articolo/6781/Iraq+gli+Usa+dichiarano+terminato+il+conflittoUn+bilancio+di+vittime+sconvolgente


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4 agosto 2010

Afghanistan: il massacro continua


foto ricordo con bambini e bandierine.... 


   Si, la Costituzione va rivista, così evitiamo di farci prendere per il sedere, Berlusconi ha ragione.

“L’Italia ripudia la guerra”, si legge da una parte, ma ammazzare senza ritegno quando il padrone uesei chiama si può fare, è un dato di fatto, e il fatto non si discute. Il Parlamento made in Italy, ha sentenziato più volte che la guerra in Afghanistan è una giusta guerra e fino a poco tempo fa i nostri eroi stavano lì per scambiare il segno di pace, proprio come facevano i bravi e religiosissimi conquistadores qualche anno addietro. Le truppe tricolori in Afghanistan sono state impegnate in 40 scontri a fuoco e attentati negli ultimi due mesi, da quando gli alpini della Taurinense hanno assunto il comando e diversi afgani sono morti ammazzati grazie alla “missione di pace”.

  

   Art. 11. l'italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

  

   Eppure questi nostri meschini eroi continuano a fare il loro dovere di assassini in Terra Straniera: loro ammazzano, noi paghiamo e tanta gente innocente crepa.



8 giugno 2010

Afghanistan batte Vietnam

  
 
  L
'Afghanistan  batte il  Vietnam
: 104 mesi da quel 7 ottobre 2001, quando iniziò la guerra in Afghanistan, che diventa così il conflitto più lungo della storia d'America. La guerra del Vietnam durò "solo" 103 mesi, dall'agosto 1964 al marzo 1973.
    Auguri Afghanistan, ne hai bisogno.



29 settembre 2009

Netanyahu senza vergogna

   
   Netanyahu senza vergogna

   Nel suo discorso davanti all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dato l'affondo all'Iran usando parole cariche d'aggressività, e ha sfidato la legittimità stessa dell'organizzazione internazionale.


   "Moderni nazisti" sono stati definiti i leader iraniani dal premier estremista, che ha anche attaccato le nazioni aderenti all'Onu per aver condannato i crimini israeliani commessi a Gaza, sottolineando come, secondo lui, l'indagine Onu condotta dal giudice ebreo sudafricano Richard Goldstone avrebbe colpito le vittime anziché prendersela con i "terroristi", Hamas e il suo "sponsor", l'Iran, appunto.

   Netanyahu ha poi fortemente criticato l'Assemblea Generale per aver dato la possibilità al presidente iraniano Mahmoud Ahmadenijad di parlare, il giorno prima: "Non avete vergogna? Non avete decenza?", ha chiesto il leader sionista. "Che disgrazia! Che beffa della carta delle Nazioni Unite!". "Voi date legittimità a un uomo che nega che sia mai avvenuto l'assassinio di 6 milioni di ebrei e che incoraggia la distruzione dello stato ebraico".

   Il linguaggio orwelliano d'Israele: retorica, propaganda e manipolazione della realtà.

   "L'Iran vi minaccia". Nel consueto tentativo di allargare alle nazioni della terra conflitti "privati", il primo ministro ha affermato che Ahmadenijad non minaccia soltanto "l'istituzione più importante della comunità internazionale, ma minaccia la sicurezza di tutte le nazioni del pianeta". Insomma, "il mio nemico è anche il vostro".

   E ha proseguito: "Forse alcuni di voi pensano che quest'uomo e il suo odioso regime minaccino solo gli ebrei. Se pensate questo, sbagliate. La storia ci ha sempre mostrato che ciò che inizia come attacco agli ebrei finisce con il coinvolgere molti altri".

   Netanyahu ha aggiunto che "la sfida più urgente che deve affrontare l'Onu è prevenire che i tiranni di Tehran acquisiscano armi nucleari, che verrebbero usate per ribaltare il corso della storia". "E come la tardiva vittoria sul nazismo, le forze del progresso e della libertà prevarranno soltanto dopo che dal genere umano verrà preteso un orribile contributo di sangue e di distruzione".

   "La più grande minaccia che il mondo deve affrontare oggi è il matrimonio tra il fanatismo religioso e le armi di distruzione di massa", ha evidenziato, dimenticando, forse, che in Israele governano i fanatici estremisti e lo stato sionista è una potenza atomica che mai ha ratificato il Trattato di non proliferazione nucleare (a differenza, per esempio, dell'Iran, che ne è firmatario).

   Il premier-falco ha poi invitato l'Onu a sfidare l'Iran: "Sono disponibili, i membri delle Nazioni Unite, a tale sfida? La comunità internazionale rovescerà i sostenitori e praticanti del terrorismo più pericolosi del mondo? E soprattutto, la comunità internazionale impedirà al regime terrorista iraniano di sviluppare armi atomiche, con cui minaccia la pace del mondo intero?"

   Crimini di guerra a Gaza: Netanyahu attacca l'inchiesta Onu. Dura condanna è toccata anche al rapporto Goldstone. Netanyahu ha spiegato come il feroce attacco contro Gaza, condotto l'inverno scorso, sia stato, in realtà, realizzato in maniera "molto più etica" rispetto all'attacco degli Alleati contro la Germania nazista durante la seconda Guerra mondiale: "C'è solo un esempio nella storia di migliaia di razzi lanciati su una popolazione civile. Accadde quando i nazisti bombardarono le città britanniche".

   In un esercizio di manipolazione della comunicazione e della realtà, il premier estremista ha dunque paragonato il lancio di razzi artigianali palestinesi ai bombardamenti nazisti, dando la colpa a Hamas per l'uccisione di centinaia di civili palestinesi. "Dovendo affrontare un nemico che stava commettendo un doppio crimine di guerra - ha sottolineato Netanyahu -, quello di sparare su civili mentre si nascondeva dietro a dei civili, Israele ha cercato di condurre attacchi chirurgici contro i lanciatori di razzi".

   Netanyahu ha infine chiesto all'Onu di respingere i risultati del rapporto Goldstone, cercando, in un affondo, di delegittimare la stessa organizzazione internazionale, per poi rivalutarla poco dopo, ricordando come furono proprio le Nazioni Unite a fondare lo stato ebraico: "Quasi 62 anni fa, le Nazioni Unite riconobbero il diritto degli ebrei, un popolo di 3500 anni, ad avere uno stato proprio nella loro antica patria. Nel 1947, questo organismo votò la creazione di due stati per due popoli – uno stato ebraico e uno arabo".

   E ha concluso, infine, dichiarando: "Ai palestinesi deve essere chiesto di riconoscere la nazione-stato del popolo ebraico. Chiediamo ai palestinesi di fare ciò che hanno rifiutato per 62 anni: dire sì allo stato ebraico".

fonte: www.infopal.it

intanto nella Striscia di Gaza si continua a sparare:
http://www.infopal.it/12314-striscia-di-gaza-artiglieria-israeliana-spara-sulle-abitazioni-numerosi-feriti.html

http://www.infopal.it/12319-bombe-israeliane-contro-la-striscia-di-gaza-feriti-due-fratelli.html

http://www.infopal.it/12321-bombardamenti-israeliani-contro-il-nord-della-striscia-di-gaza-ferito-combattente-delle-brigate-al-quds.html

Andate a leggervi un mio precedente post sul Trattato di non proliferazione nucleare e scoprirete che Israele non è firmataria:
http://aleiorio.ilcannocchiale.it/post/1959540.html

ultime notizie:

http://www.infopal.it/12333-escalation-di-attacchi-contro-la-striscia-l%26%2339%3baviazione-da-guerra-israeliana-bombarda-il-nord-e-il-sud-2-giovani-uccisi-altri-6-feriti.html


27 settembre 2009

Guerra in Afghanistan - La verità - prima parte


Guerra in Afghanistan - La verità - prima parte


 

“Dopo la sconfitta dell’Unione Sovietica nella Guerra Fredda, Washington - con l’aiuto di Al-Qaeda - sta stabilendosi in Asia Centrale”

(M. Thompson, “Letter from Kyrgyzstan: the US Moves In”, Time, 27 aprile 2002)

 

“Non ricordo nessun precedente storico di una regione divenuta così all’improvviso talmente importante da un punto di vista strategico come la regione del Caspio”

(dichiarazioni rese nel 1998 dal vicepresidente USA Dick Cheney e riportate in M. Cohn, Cheney’s Black Gold: Oil Interests May Drive US Foreign Policy [!], in the Chicago Tribune, 10 agosto 2000 [!])


L’Asia Centrale “offre opportunità di investimento nella scoperta, produzione, trasporto e raffinazione di enormi quantità di risorse di greggio e gas naturale... Il Kazakhstan è un nuovo Kuwait”

(Oil & Gas Journal, 10 settembre 2001)

 

“L’importanza dell’Afghanistan dal punto di vista energetico nasce dalla sua posizione geografica di potenziale rotta per il transito di petrolio e di gas naturale dall’Asia Centrale al Mar Arabico”

(US Energy Information Agency, settembre 2001)


Sino a tre mesi fa era impensabile che [il percorso per il trasporto del petrolio dall’area del Caspio] passasse attraverso l’Afghanistan per poi sboccare sulle coste del Pakistan e dell’India”

(D. Tonello, “La nuova frontiera dei petrolieri” in Borsa & Finanza, 22 dicembre 2001)

 

“La situazione geopolitica è cambiata e gli Stati Uniti sono diventati il terzo Paese confinante dell’Asia Centrale”

(Y. Karin, esperto di scienze politiche del Kazakhstan: dichiarazione riportata sull’Economist, 19 gennaio 2002)


La GUERRA


Il 30 maggio del 2002 è  avvenuta la firma solenne di un trattato trilaterale tra Turkmenistan, Afghanistan e Pakistan. Oggetto del trattato è stato  la costruzione di un gasdotto lungo 1.500 chilometri, che porterà il gas estratto dai giacimenti di Daulatabad, in Turkmenistan, sino a Gwadar, in Pakistan, passando per l’Afghanistan. Si tratta precisamente del gasdotto a cui “lavorava” la compagnia americana Unocal sin dai primi anni Novanta.

Il reale scopo della guerra in Afghanistan è infatti rappresentato dalla possibilità di controllare aree strategiche dal punto di vista geopolitico e del controllo dei flussi delle materie prime. L’Afghanistan fa parte appunto di una di queste aree. Perché il suo territorio costituisce una via di transito per le risorse energetiche dei Paesi dell’Asia Centrale, perché si trova in una regione tra Cina e Russia, perché è un punto di passaggio strategico tra Europa ed Asia  e, come ha detto Brzezinsky qualche anno fa, “tutti condividono il presupposto che l’Eurasia sia il centro del mondo e che chi controlla l’Eurasia controlli il mondo”. La cosiddetta “guerra al terrorismo” ha per l’appunto consentito agli USA di porre un’ipoteca su quest’area fondamentale. Il fatto di aver imposto la propria presenza diretta in quest’area rappresenta per gli USA il secondo vero grande successo di questa guerra, dopo il rilancio delle spese militari (che rappresentano, per così dire, un “successo” a sé stante in quanto consentono di far ripartire il settore militare USA, uno dei settori trainanti dell’economia americana).

Le risorse energetiche dell’Asia Centrale

 

Secondo stime pubblicate nell’agosto del 2000 dall’Institute for Afghan Studies il valore delle riserve petrolifere dei Paesi dell’Asia Centrale che circondano l’Afghanistan (Azerbaijan, Kazakhstan, Turkmenistan e Uzbekistan) si aggira tra i 2.500 e i 3.500 miliardi di dollari. Oggi si parla di 110 miliardi di barili di petrolio contenuti nel solo Mar Caspio, che ne farebbero la terza riserva mondiale, dopo l’Iraq (113 miliardi) e l’Ara­bia Saudita (262 miliardi). I paesi più ricchi di petrolio sono il Kazakhstan e l’Azerbaijan. Ma nell’area esistono enormi giacimenti anche di gas naturale: a questo riguardo il paese più ricco è il Turkmenistan, seguito dal Kazakhstan e dall’Uzbekistan. Questi tre paesi si situano tra i primi 20 al mondo per quantità di risorse energetiche accertate.

Ma siccome quest’area è stata relativamente poco esplorata, le sue riserve potenziali possono risultare molto superiori ancora. Ce lo dice con estrema chiarezza il sito (governativo) americano dell’Energy Information Administration: “la regione del Mar Caspio è importante per i mercati mondiali perché ha grandi riserve di petrolio e gas che soltanto ora stanno iniziando ad essere pienamente sfruttate ... Benché gli stati che si affacciano sul Mar Caspio siano già primari produttori di energia, molte parti di questo mare e dell’area circostante restano inesplorate...Attraverso l’intervento di ulteriori investimenti stranieri, l’applicazione di tecnologia occidentale, e lo sviluppo di nuovi mercati di sbocco, la produzione di petrolio e gas naturale nella regione del Caspio potrebbe moltiplicarsi”.

Poco meno di 90 anni fa, un teorico marxista scriveva: “Per il capitale finanziario sono importanti non solo le sorgenti di materie prime già scoperte, ma anche quelle eventualmente ancora da scoprire, giacchè ai nostri giorni la tecnica fa progressi vertiginosi, e terreni oggi inutilizzabili possono domani esser messi in valore, appena siano stati trovati nuovi metodi (e a tal fine la grande banca può allestire speciali spedizioni di ingegneri, agronomi, ecc.) e non appena siano stati impiegati più forti capitali. Lo stesso si può dire delle esplorazioni in cerca di nuove ricchezze minerarie, della scoperta di nuovi metodi di lavorazione e di utilizzazione di questa o quella materia prima, ecc. Da ciò nasce inevitabilmente la tendenza del capitale finanziario ad allargare il proprio territorio economico, e anche il proprio territorio in generale”.

Cheney non è l’unico esponente della lobby petrolifera a ricoprire responsabilità di governo nell’ammini­strazione Bush. Condoleezza Rice, consigliere per la sicurezza, è stata dal 1991 al 2000 nel Consiglio di Amministrazione della Chevron (le è stata intitolata anche una petroliera della compagnia): in tale veste è intervenuta in Kazakhstan, dove la Chevron ha importanti interessi (vi ha investito più di 20 miliardi di dollari). Il ministro del commercio, Donald Evans, è stato per 25 anni amministratore della Tom Brown (gas naturale). La sottosegretaria dello stesso ministero, Kathleen Cooper, è stata capo economista della Exxon. Anche il ministro per l’energia, Spencer Abraham, proviene dal settore. Gale Norton, ministro dell’interno, come avvocato ha difeso la Delta Petroleum (e la sua campagna elettorale è stata finanziata dalla Bp-Amoco). E, dulcis in fundo, tanto Bush padre che Bush figlio sono petrolieri da sempre.Di fronte alla presenza diretta di questo esercito di - chiamiamoli così - profondi conoscitori delle problematiche energetiche, anche il fatto che le compagnie petrolifere abbiano contributo alla campagna elettorale di Bush & C. per 10 milioni di dollari assume una rilevanza secondaria..



da leggere:

Z. Brzezinsky, La grande scacchiera, 1997.

V. Giacché, "La guerra e il suo uso economico", Imperialismo, mondializzazione e guerra, Speciale allegato a l'Ernesto, sett.-ott. 2001, pp. 16-18, e in "Perché la guerra fa bene all'economia", in Proteo, n. 3/2001, pp. 111-116.

D. Tonello, "La nuova frontiera dei petrolieri" in Borsa & Finanza, 22 dicembre 2001; B. Koerner, "What if the Caspian Region were a major Oil Supplier", in Worldlink [si tratta della rivista del World Economic Forum di Davos - quest'anno spostato a New York], 17 gennaio 2002. La stima dell'entità delle riserve petrolifere dell'area è stata fatta dal Dipartimento dell'Energia del governo americano.

Il 17 dicembre il Financial Times ha dedicato un fascicolo al Kazakhstan. L'articolo di apertura recava questo titolo: "Geopolitics and oil focus the spotlight on Central Asia".

E.I.A., Caspian Sea Region, luglio 2001 (www.eia.doe.gov/emeu/cabs/caspian. html). Per dati quantitativi su entità delle risorse e dell'export si vedano le tabelle riportate in www.eia.doe.gov/emeu/cabs/caspgrph. html#TAB2.

V. I. Lenin, L'imperialismo, fase suprema del capitalismo, 1915-6.

J-C. Brisard, G. Dasquié, La verità negata, 2001; tr.it. Ed. Tropea, 2002, pp. 42-43; A. Politi, "Sua Maestà l'oro nero", l'Espresso, 1° novembre 2001.

Hanno contribuito alla campagna elettorale di Bush i presidenti ed amministratori delegati di queste società: Exxon, Philips Petroleum, Mobil, Occidental Petroleum, Texaco (http://democraticleader.house.ogv/uploads/05-16-01EnergySpecialInterest.pdf).

aggiungo anche il link di un articolo di Gino Strada:

http://www.nntp.it/politica-pds/1236492-afghanistan-una-guerra-sporca.html

    fonte: L'Ernesto toscano

LA VERA STORIA DELLA GUERRA IN AFGHANISTAN

le risorse energetiche e il controllo dell’Asia Centrale

di Vladimiro Giacché





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