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14 ottobre 2008

La crisi non può far male

      
   
    Un po' di vera crisi non farebbe male, chissà...qualcuno potrebbe iniziare a riflettere.
Nella globalizzazione del capitalismo selvaggio, in cui per ogni dollaro di PIL vengono "prodotti" tre dollari di debito pubblico; dove le banche non si fidano e si fregano fra loro ma pretendono la fiducia di chi all’amo abbocca; in cui la Cina possiede dal 25 al 30% del debito pubblico USA ed ora abbassa i tassi d’interesse e compra ancora titoli americani; dove tutto ciò che era di pubblico interesse è stato svenduto con, attraverso, ed alla finanza più spietata; in cui nel liberismo più sfrenato si "snazionalizza" e si "rinazionalizza" secondo gli interessi dell’oligarca di turno; dove 24.000 persone muoiono ogni giorno per fame o cause ad essa correlate e i tre quarti dei decessi interessano bambini al di sotto dei cinque anni d'età; in cui le risorse del nostro pianeta sarebbero in grado di nutrire il doppio dell'attuale popolazione terrestre e il 15% degli abitanti della Terra consuma il 56 % delle risorse, mentre nella "civiltà" dei grandi consumatori si usa la revolving pure per comprare il pane; dove negli anni ‘60 il 20% degli abitanti più ricchi della terra disponeva di un reddito 31 volte superiore rispetto a quello del 20% degli abitanti più poveri e nel 1998 il reddito del 20% dei più ricchi era 83 volte superiore a quello del 20% dei più poveri; in cui gli stati più "liberi" e "democratici" usano il debito pubblico ed il risparmio bancario per finanziare le guerre più atroci; dove un papa si permette di fare sermoni al popolo affermando che chi costruisce la propria vita sul denaro costruisce sulla sabbia…attento che S.Pietro crolla! In un mondo dove poche famiglie tengono nelle mani con la menzogna milioni di persone e intanto, nel mondo della finanza ci si preoccupa di affamare sempre più i poveri e intanto i ricchi sono sempre più ricchi.
    No, non sarebbe male se il Popolo iniziasse a riflettere.


3 giugno 2008

Tian'anmen - giugno 1989 - tutti i Popoli hanno un'anima.

  Tian'anmen    15 aprile - 4 giugno 1989 
       tutti i Popoli hanno un'anima


       
  

      Piazza Tian'anmen,  tra il 15 aprile ed il 4 giugno del 1989 fu testimone di una serie di dimostrazioni guidate da studenti, intellettuali e operai della Repubblica popolare Cinese. Simbolo della rivolta è considerato lo studente sconosciuto che in totale solitudine e completamente disarmato affronta una colonna di carri armati: le fotografie che lo ritraggono sono popolari nel mondo intero e sono per molti un simbolo di lotta contro la tirannide.
       Ancora oggi le stime dei morti variano. Il governo cinese parlò inizialmente di 200 civili e 100 soldati morti, ma poi abbassò il numero di militari uccisi ad "alcune dozzine". La CIA stimò invece 400-800 vittime. La Croce Rossa riferì 2600 morti e 30.000 feriti. Le testimonianze di stranieri affermarono invece che 3000 persone vennero uccise. La stessa cifra fu data da un sito inglese di Pechino. Le stime più alte parlarono di 7.000-12.000 morti. Organizzazioni non governative come Amnesty International hanno denunciato che, ai morti per l'intervento, vanno aggiunti i giustiziati per "ribellione", "incendio di veicoli militari", ferimento o uccisione di soldati e reati simili. Amnesty  ha stimato che il loro numero è superiore a 400.


21 maggio 2008

La Cina nel dolore

   La Cina nel dolore

 

     Oltre 71 mila tra morti e dispersi. I feriti sono oltre 236 mila. Le autorità ritengono che ancora 10.000 persone siano sepolte sotto le macerie.
Il bilancio complessivo in tutte le regioni cinesi colpite dal sisma del 12 maggio è finora di 40.075 morti. Lo ha annunciato ieri il Governo di Pechino.
Nello Sichuan, la regione più colpita, hanno perso la vita 39.577 persone e altre 500 circa sono morte nelle province vicine. I feriti accertati, invece, sono 245.963 e i dispersi 32.361.

     Sto seguendo con grande attenzione l'evolversi del dramma che sta vivendo la popolazione cinese colpita dal sisma. Inizialmente il Governo Centrale ha sottovalutato le proporzioni del disastro, e i cinesi sono stati meno informati di noi europei, per i soliti vizi dell'informazione di regime e, soprattutto, di quel regime. 
     Ora le cifre del dramma hanno raggiunto proporzioni bibliche, "sono solo cinesi", ho sentito da più parti e poi, scriviamocelo chiaramente, gli occidentali guardano a questo terremoto con una forma di "sadismo all'americana", quasi a dire: "Se avessimo fatto noi un lavoretto del genere con poche tonnellate di bombe, ci saremmo pure messi in tasca qualcosa, pazienza, sarà per la prossima volta".  
     I Cinesi si stanno rimboccando le maniche, da ogni regione arrivano sostanziali aiuti di ogni genere; dal Paese mi è giunta notizia che moltissima gente, pur se benestante, sospende il lavoro per recarsi in quei luoghi, fra mille difficoltà e con spirito di abnegazione non comune...e intanto, c'è chi "boicotta" le Olimpiadi...bene...i musi gialli sono quello che sono, ma chi è l'artefice dei peggiori crimini della storia moderna? I Finnici? I Lapponi? I Mongoli? Gli Iracheni? I Brasiliani? I Padani? Perchè al primo peto Cinese sono tutti pronti a scagliare il sasso mentre i bombardieri made in Uesei sono liberi di scorazzare impuniti per il pianeta seminando morte e distruzione? Tutti, ma proprio tutti (me compreso) a "condannare" il Governo Cinese, ma la gentaglia a stelle e strisce...non la vuole vedere proprio nessuno?! 
     Forza gente dagli occhi a mandorla, qualcuno in questi tragici momenti vi è con il cuore vicino.


13 maggio 2008

Senza tregua il Popolo BIRMANO

    

Senza tregua il Popolo BIRMANO

''Con 100mila o più persone già uccise probabilmente dal ciclone, ci sono tutti gli elementi per il verificarsi di una catastrofe che rischia di moltiplicare il bilancio dei morti fino a 15 volte nel prossimo futuro'', ha dichiarato il direttore regionale di Oxfam per l'Asia orientale, Sarah Ireland.

''Sosteniamo quindi un appello alle autorità del Myanmar affinché vengano sollevate le limitazioni alla concessione di visti a cooperanti stranieri che lavorano per le agenzie internazionali interessate ad assistere le persone colpite dal disastro nel Myanmar'', ha concluso Ireland.

Il regime del Myanmar ha fissato il numero delle persone uccise dal ciclone Nargis a 28.458, una cifra inferiore di molto a tutte le stime degli osservatori indipendenti (le Nazioni Unite hanno parlato di 100mila morti). Secondo la televisione di stato, le persone disperse sono 33.416.

''La maggior parte degli abitanti del mio villaggio sono morti'', ha dichiarato Soe Thu, 23 anni, di Ngaputaw, nel pieno della regione colpita, denunciando in un'intervista all'agenzia di stampa tedesca 'Dpa' la morte di oltre 40mila persone solo nella località da cui è riuscita a fuggire. 

I rapporti fra il governo cinese e la giunta militare birmana sono intrecciati a molti livelli e con enormi investimenti economici e strategici.  

a) interesse commerciale: Pechino ha un enorme interesse a monopolizzare il mercato di milioni di potenziali consumatori di Laos, Birmania, Tailandia, Vietnam. La Birmania, per la sua posizione geografica, e' un ponte fra la provincia cinese dello Yunnan - e quella popolosissima del Sichuan - e questi mercati in espansione.

b) interesse strategico: la Birmania e' cruciale per gli interessi strategici cinesi sull'Oceano Indiano e per il contenimento dell'altra potenza dell'area, l'India. Gia' dagli anni Ottanta la Cina fornisce armamenti, tecnologie e addestramento alle forze armate birmane e disponde di basi nel paese, comprese alcune stazioni sottomarine in grado di controllare il flusso petrolifero verso i porti del sud della Cina. Un asset strategico fondamentale per la potenza navale cinese e' il controllo delle Isole Coco, a una quarantina di chilometri a nord delle indiane Andamane.

c) interesse energetico: la Birmania é ricca, fra l'altro, di legname, gas naturale e petrolio, risorse energetiche di cui la Cina ha un disperato bisogno. Negli ultimi anni, il volume degli scambi commerciali fra i due paesi, l'entitá degli investimenti cinesi e la presenza di imprenditori e lavoratori cinesi sono piú che raddoppiati.

La Cina intanto è stata colpita da un terremoto di notevoli proporzioni, dalle notizie che mi giungono dal Paese noi italiani siamo più informati dei cinesi stessi, ai quali è consentito conoscere solo ciò che riescono a vedere con i propri occhi.

Gli USA, che hanno consegnato nelle mani della Cina il trenta per cento del loro debito pubblico, continuano a fare i doppiogiochisti, peccato che a rimetterci siano sempre le solite migliaia di vittime innocenti.

fonti:
www.adnkronos.com
http://cindia.blogosfere.it


19 marzo 2008

Tibet, storia di un massacro.

       
 
 ! TIBET LIBERO !

Nel 1950 la Repubblica Popolare Cinese invase il Tibet.
L’invasione e l’occupazione del Tibet costituirono un inequivocabile atto di aggressione e violazione della legge internazionale.
Il Dalai Lama, capo politico e spirituale del Tibet, tentò una pacifica convivenza con i cinesi, ma le mire colonialiste della Cina diventarono sempre più evidenti. La sistematica politica di
sottomissione del popolo tibetano segnò l’inizio della repressione cinese cui si contrappose l’insorgere della resistenza popolare. Il 10 Marzo 1959 il risentimento dei tibetani sfociò in un’aperta rivolta nazionale. L’Esercito di Liberazione Popolare stroncò l’insurrezione con estrema brutalità uccidendo, tra il marzo e l’ottobre di quell’anno, nel solo Tibet centrale, più di 87.000 civili. Il Dalai Lama, seguito da circa 100.000 tibetani, fu costretto a fuggire dal Tibet e chiese asilo politico in India dove fu costituito un governo tibetano in esilio fondato su principi democratici. Attualmente, il numero dei rifugiati supera le 135.000 unità e l’afflusso dei profughi che lasciano il paese per sfuggire alle persecuzioni cinesi non conosce sosta.
In Tibet, a dispetto delle severe punizioni, la resistenza continua.

- Oltre 1.000.000 Tibetani sono morti a causa dell’occupazione.
- Il 90% del patrimonio artistico e architettonico tibetano, inclusi circa seimila monumenti tra templi, monasteri e stupa, è stato distrutto.
- La Cina ha depredato il Tibet delle sue enormi ricchezze naturali. Lo scarico dei rifiuti nucleari e la massiccia deforestazione hanno danneggiato in modo irreversibile l’ambiente e il fragile ecosistema del paese.
- In Tibet sono di stanza 500.000 soldati della Repubblica Popolare.
- Il massiccio afflusso di immigrati cinesi sta minacciando la sopravvivenza dell’identità tibetana e ha ridotto la popolazione autoctona a una minoranza all’interno del proprio paese, una minoranza di sei milioni di Tibetani contro la presenza di sette milioni e mezzo di coloni cinesi, escluse le forze dell'esercito. Mentre prosegue la pratica della sterilizzazione e degli aborti forzati delle donne tibetane, la sistematica politica di discriminazione attuata dalle autorità cinesi ha emarginato la popolazione tibetana in tutti i settori, da quello scolastico a quello religioso e lavorativo.
- Lo sviluppo economico in atto in Tibet arreca benefici quasi esclusivamente ai coloni cinesi e non ai Tibetani.

Nel 1959, 1961 e 1965, le Nazioni Unite approvarono tre risoluzioni a favore del Tibet in cui si esprimeva preoccupazione circa la violazione dei diritti umani e si chiedeva "la cessazione di tutto ciò che priva il popolo tibetano dei suoi fondamentali diritti umani e delle libertà, incluso il diritto all'autodeterminazione". A partire dal 1986, numerose risoluzioni del Congresso degli Stati Uniti, del Parlamento Europeo e di molti parlamenti nazionali hanno deplorato la situazione esistente in Tibet e all'interno della stessa Cina ed esortato il governo cinese al rispetto dei diritti umani e delle libertà democratiche. Malgrado gli incessanti appelli della comunita internazionale:

Prima dell’occupazione da parte della Cina, nessuna popolazione cinese si è mai stabilita in Tibet. Un confine, che correva a est di Chamdo e Darge verso nord, in direzione di Lanchou, separava il bellicoso regno Tang dall’impero tibetano di Yarlung. Rispettivamente nel tredicesimo e nel diciottesimo secolo, il Tibet fu invaso da eserciti armati provenienti dalla Mongolia e dalla Manciuria. Giunsero nel paese anche sporadiche missioni diplomatiche, mercanti e monaci. Popolazioni cinesi di consistente rilievo non s’insediarono mai nel paese. Tutto questo è cambiato dal 1959: in Tibet vi sono ora 7.5 milioni di cinesi, senza considerare le guarnigioni militari (come già scritto). Dal punto di vista storico, sono quindi dei coloni da poco arrivati, senza alcun legame culturale con la popolazione autoctona.

Ora la situazione è quella che più o meno possiamo immaginare da quelle poche notizie che sfuggono al controllo cinese.  le organizzazioni mondiali come sempre se ne fottono, o, meglio, pure se non volessero fottersene, non potrebbero comunque nulla contro la grande Cina che,  con la Russia, è membro permanente del Consiglio di sicurezza ONU con potere di veto. Siamo ormai alle rovine, dalle quali ben poco possiamo salvare. Boicottare le Olimpiadi, va bene, ma ricordiamoci pure delle migliaia di vittime delle guerre espansionistiche americane. Una linea comune contro ogni stato che usa armi di repressione ai danni di altri Popoli.

per la storia fonte: www.italiatibet.org

             


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permalink | inviato da aleiorio il 19/3/2008 alle 0:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa


21 ottobre 2007

GUERRA ALL'IRAN


GUERRA ALL'IRAN !

    Le forze speciali britanniche sono entrate in Iran diverse volte negli ultimi mesi, nell'ambito di una guerra segreta combattuta al confine iraniano contro la Guardia Rivoluzionaria (formazione dell'esercito regolare) iraniana al Quds. Lo riferisce oggi il domenicale britannico 'Sunday Times', che cita fonti della difesa di Londra.
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    Gli USA, per bocca del losco figuro del presidente, hanno già dichiarato di voler far rientrare la "Guardia" fra le formazioni terroristiche. Bernard Kouchner intanto lancia una profezia: "Il mondo deve prepararsi al peggio...cioe' alla guerra", ha detto il ministro degli Esteri francese parlando del programma nucleare iraniano e il presidente francese, Nicolas Sarkozy, vuole sanzioni più dure nei confronti dell'Iran (mi ricorda delle dichiarazioni nella prefazione dell'attacco all'Iraq). Bush ha già ammonito, in un discorso nel Nevada, del rischio di un "olocausto nucleare" se l'Iran dovesse entrare in possesso di ordigni atomici. Parlando del programma nucleare iraniano, il capo della Casa Bianca, e delle lobby mondiali, ha detto oggi che "gli sforzi attivi dell'Iran per acquisire tecnologia che può portare ad armi nucleari rischiano di far divampare la minaccia di un olocausto nucleare nel cuore di una regione già conosciuta per la sua instabilità e violenza".

Il presidente Bush ha inoltre invitato Teheran a "cessare immediatamente" la fornitura di ordigni esplosivi alla Resistenza irachena: "Il regime iraniano deve cessare queste azioni immediatamente", ha affermato il presidente. "Un attacco" ha detto uno dei dirigenti d'intelligence citati dal Sunday Telegraph "sarà probabilmente successivo a un'escalation".

Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi gli Stati Uniti alimenteranno le tensioni e costruiranno delle prove sulle attività iraniane in Iraq. L'attacco all'Iran sarebbe preparato da nuove accuse nei confronti di Teheran circa presunti aiuti ai guerriglieri iracheni in lotta contro il governo e le truppe americane.
 
Intanto l'Iran firma importanti accordi "energetici" con Cina, Russia, Turchia e Putin ricorda al suo amico Bush che non è ancora il padrone del mondo; Israele continua indisturbata sul fronte dei suoi crimini in Palestina, Libano, Siria, per mano americana in Iraq, Afghanistan e in ogni guerra. La Cina avanza e conquista "senza se e senza ma" il petrolio africano, stringe accordi con la Russia e bacchetta quando vuole gli States. Non sarà la solita guerra usaisraeliana, stavolta no.


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