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7 gennaio 2011

Afghanistan - Gli eroi?!

Afghanistan - Gli Eroi?!



     Qualcuno, che frigna dalla mattina alla sera su Facebook ed altri ancora, che sono inorriditi dal mio blog e hanno gridato allo scandalo inventandosi ipocrite filosofie sulle guerre in cui sono coinvolti i loro militari nelle loro missioni pace, dovrebbero ora spiegarmi per quale causa è morto l’ultimo soldato ucciso in Afghanistan.
Io lo dico apertamente, è morto mentre faceva la guerra e la guerra è guerra, come predico da sempre.
Vi ricordate quando in Iraq bastava che uno in divisa, appartenente alla cricca occidentale, sparasse un peto e sulle sue gesta venivano scritti poemi epici da far concorrenza ai Nibelunghi ? Erano tutti eroi, compresi i balordi mercenari inviati in Paesi stranieri a seminare morte e distruzione. Ora no, qualcosa comincia a cambiare, non si parla più di eroi, non conviene, visto lo svolgersi dell’occupazione dell’Iraq, non conviene, ora che i governi hanno mosso tutte le carte dei loro giochetti infernali.
Matteo è stato prima sparato da un cecchino (!?), poi è morto durante un’operazione di bonifica (!?), poi in un conflitto a fuoco dove i terroristi (!?) hanno però avuto la peggio…ma, si precisa: “I terroristi sono stati tutti ammazzati da un intervento aereo americano dopo pochi minuti”.
Insomma, vorrei sentire ancora cosa hanno da dire su questa e su quelle guerre, loro persone perbene, di destra e di sinistra, liberali e all’occorrenza radicali, berlusconiani secondo le esigenze, sempre ipocriti, vigliacchi e in malafede, sempre responsabili della morte di tanti disgraziati. Coraggio, avanti!


13 settembre 2010

IN AFGHANISTAN C’E’ CHI COLLEZIONA LE DITA DEI MORTI AMMAZZATI COME TROFEI INDOVINATE CHI?


Andrew Holmes, Michael Wagnon, Jeremy Morlock e Adam Winfield


     Cinque soldati americani sono stati incriminati per aver ucciso civili in Afghanistan per sport. "Uccidevano a casaccio e collezionavano le dita dei morti come trofei", scrive oggi il Guardian citando investigatori e documenti legali.

Cinque dei militari del cosiddetto 'kill team' rischiano la pena di morte per aver ucciso tre uomini afghani per puro divertimento in distinte "esecuzioni a casaccio" nel corso di quest'anno.

Altri sette soldati avrebbero insabbiato gli omicidi e picchiato una recluta che avrebbe denunciato gli assassini. Secondo il Guardian, che riprende un servizio del quotidiano dell'esercito Usa Army Times, le accuse nei confronti del sergente Calvin Gibbs, 25 anni, e dei suoi complici, sono le più gravi di crimini di guerra emerse dal teatro di guerra afghano.

Secondo gli investigatori Gibbs e gli altri del 'kill team', membri di una unità di fanteria basata a Ramrod nella provincia meridionale di Kandahar, avevano cominciato a parlare di uccidere civili lo scorso novembre. 

Altri soldati hanno detto agli investigatori penali dell'esercito che Gibbs si era vantato di averla fatta franca in Iraq dove aveva fatto cose analoghe ed aveva detto che sarebbe stato molto facile "lanciare una bomba a mano contro qualcuno e ucciderlo".

Gibbs avrebbe formato il 'kill team' con quattro altri soldati: Jeremy Morlock, Michael Wagon, Adam Winfield e Andrew Holmes. Tutti negano le accuse.

Il primo obiettivo sarebbe stato Gul Mudin, ferito in gennaio con una granata e finito a fucilate in un campo di papaveri vicino al villaggio di La Mohammed Kalay.

La seconda vittima, Marach Agha, fu ucciso il mese successivo.

In maggio toccò a Mullah Adahdad. Secondo l'Army Times, almeno un soldato aveva collezionato dita dei morti come 'ricordino' e alcuni di loro si fecero fotografare con i cadaveri.

 Fonti:
(http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/09/09/visualizza_new.html_1785235692.html)

http://www.terrasantalibera.org/usa_killers.htm


12 settembre 2010

11 SETTEMBRE - LE UNICHE VERITA'


11 settembre, gli anni passano e il mistero resta.

Non sono coperte da mistero invece le cause delle inutili morti di migliaia di innocenti in Iraq, in Afghanistan e le conseguenti ripercussioni nei Paesi dell’area mediorientale e nel mondo intero..

Solo ieri il presidente degli Stati Uniti ha ricordato con Bin Laden la lotta all’estremismo Islamico, sottolineando la necessità di scovare il pericolo n°1 del Pianeta, costi quel che costi (?)….E intanto guerre, occupazioni, torture, distruzione del patrimonio culturale mondiale ad opera della coalizione occidentale proseguono nell’indifferenza dei popoli non coinvolti direttamente.

Il curriculum di violenza degli USA

Fonte: Quaderni Satyagraha

Subito dopo l'11 settembre 2001 Zoltan Grossman ha preparato un elenco su "Un secolo di interventi militari USA da Wounded Knee all’Afghanistan", basati sui Congressional Records ed il Library of Congress Congressional Reserch Service. La sua lista comprende un elenco di 134 interventi grandi e piccoli, interni e globali, nel corso di 111 anni, dal 1890 al 2001, con la media di 1,15 interventi per anno prima della fine della Seconda Guerra Mondiale, e una media di 1,29 dopo; registrando un piccolo aumento.
Se noi restringiamo l'attenzione al periodo di 11 anni dopo la fine della Guerra Fredda, troviamo 22 interventi, cioè una media di 2,0 per anno. Questo dato è compatibile con l'ipotesi che via via che un impero o una egemonia si espande è necessario un maggior numero di interventi per la sua protezione.

William Blum nelle trecento pagine nel suo libro "Stato Canaglia: una guida all'unica superpotenza Mondiale", ci offre molti dettagli. Alcuni di questi possono essere discussi. Ma la nostra attenzione è rivolta alle vittime, ai loro familiari, ai profughi, alla distruzione delle opere umane e dell’ambiente naturale, ai danni procurati alle istituzioni e alla cultura da una tale enorme propensione alla violenza. Confrontato con tutto questo, quello di cui Bin Laden è accusato è piuttosto modesto: le bombe del 1993 al World Trade Center, le bombe del 1998 alle ambasciate USA a Nairobi e Dar es Salaam, l’attacco con una bomba al cacciatorpediniere Cole in un porto dello Yemen, e l’11 settembre 2001. Non si possono negare alcuni validi moventi. Ma ci rifiutiamo di credere che la violenza fosse l’unica possibilità a cui ricorrere.

Blum fa un elenco di 67 "Interventi Globali dal 1945", includendo interventi non-militari e molta violenza indiretta sostenuta dagli Usa. In ordine cronologico sono: Cina dal '45 al '51, Francia '47, Isole Marshall dal '46 al '58, Italia dal '47 agli anni 70; Grecia dal '47 al '49, Filippine dal '45 al '53, Corea dal '45 al '53, Albania dal '49 al '53, Europa Orientale dal '48 al '56, Germania anni 50, Iran '53, Guatemala dal '53 agli anni 90, Costa Rica anni 50, Medio Oriente dal '56 al '58, Indonesia dal '57 al '58, Haiti '59, Europa Occidentale anni 50 e 60; Guyana Britannica dal '53 al '64; Iraq dal '58 al '63, Unione Sovietica dagli anni 40 agli anni 60, Vietnam dal '45 al '73, Cambogia dal '55 al '73, Laos dal '57 al '73, Thailandia dal '65 al '73, Ecuador dal '60 al '63, Congo-Zaire '77 -'78; Francia-Algeria anni 60, Brasile dal '61 al '63, Perù '65, Repubblica Dominicana dal '63 al '65, Cuba dal '59 ad oggi, Ghana '66, Uruguay dal '69 al '72, Cile dal '64 al '73, Grecia dal '67 al '74, Sud Africa dagli anni 60 agli anni 80, Bolivia dal '64 al '75, Australia dal '72 al '75, Iraq dal ’72 al ’75, Portogallo dal '74 al '76, Timor Est dal '75 al '99, Angola dal '75 agli anni '80, Giamaica '76, Honduras anni 80, Nicaragua dal '78 agli anni 90, Filippine anni 70, Seychelles dal '79 al '81, Yemen dal '79 al '84, Corea del Sud ’80, Ciad '81 e '82, Grenada dal '79 al '83, Suriname dal '82 al '84, Libia dal '81 al '89, Fiji '87, Panama '89, Afghanistan dal '79 al '92, El Salvador dal '80 al '92, Haiti dal '87 al '94, Bulgaria '90 e '91, Somalia '93, Iraq negli anni ’90, Perù negli anni ’90, Messico negli anni '90, Colombia negli anni '90; Yugoslavia dal '95 al ‘99.

In 25 casi gli interventi hanno assunto la forma di bombardamenti: Cina '45 e '46, Corea-Cina dal '50 al '53, Guatemala '54, Indonesia '58, Cuba '60 e '61, Guatemala ’60, Vietnam dal '61 al '73, Congo '64, Perù '65, Laos dal '64 al '73, Cambogia '69 e '70, Guatemala dal ’67 al ’69, Grenada '83, Libano-Siria '83 e '84, Libia '86, El Salvador anni 80, Nicaragua anni 80, Iran '87, Panama '89, Iraq dal '91 ad oggi, Kuwait '91, Somalia '93, Sudan '98, Afghanistan '98, Yugoslavia '99.
In 35 casi sono stati messi in atto assassini, tentati o riusciti, di personalità, inclusi capi di Stato, e l'assistenza alla pratica della tortura ha riguardato 11 paesi (Grecia, Iran, Germania, Vietnam, Bolivia, Uruguay, Brasile, Guatemala, El Salvador, Honduras, Panama). Molto veementi sono state le reazioni contro leader che in precedenza abbiano lavorato per gli Usa, perché avevano un nemico comune: Pol Pot, Manuel Noriega, Saddam Hussein, Mohammad Aidid e Osama Bin Laden.
Blum, inoltre, elenca 23 paesi dove gli USA hanno "falsato le elezioni", interferendo nei processi democratici: Italia dal '48 agli anni 70, Libano negli anni 50, Indonesia '55, Vietnam '55, Guyana dal '53 al 64, Giappone dal '58 agli anni 70, Nepal '59, Laos '60, Brasile '62, Repubblica Dominicana '62, Guatemala '63, Bolivia '66, Cile dal '64 al '70, Portogallo '74 e '75, Australia '74 e '75, Giamaica '76, Panama '84 e '89, Nicaragua '84 e '90, Haiti '87 e '88, Bulgaria '91 e '92, Russia '96, Mongolia '96, Bosnia '98.

Gli interventi hanno attraversato, con notevoli sovrapposizioni, quattro regioni:

Regione I Asia orientale Buddhista-confuciana
Regione II Europa orientale Cristiano-ortodossa
Regione III America Latina Cristiano-Cattolica
Regione IV Asia occidentale Islam

Il primo centro dell’intervento USA è stata l’Asia orientale (Corea, Vietnam, Indonesia; ma anche Iran), un intervento estremamente violento.
Il secondo è stata l’Europa orientale (inclusa l’Unione Sovietica), la Guerra Fredda che fortunatamente non è diventata calda, almeno non in Europa, anche se la guerra fredda è continuata nell’Asia orientale. In questo, la presenza di una contro-superpotenza ha contribuito molto, e quando quella superpotenza è sparita la violenza USA è stata esercitata sul territorio Ortodosso, in Serbia e Macedonia.
Il terzo è stato in America Latina, allargandosi più o meno a tutti i paesi dopo aver iniziato e tratto impulso da Cuba. La violenza è stata micro e meso, non la macro violenza dell’Asia orientale, per non dire la mega violenza temuta per il “teatro” europeo.
Il quarto è nell’Asia occidentale, cominciato con la Palestina e l’Iran, poi la Libia e il Libano/Siria, e negli anni ’90 con l’Iraq, l’Arabia Saudita (per le basi militari) e l’Afghanistan.
Fonte: Quaderni Satyagraha


4 agosto 2010

Afghanistan: il massacro continua


foto ricordo con bambini e bandierine.... 


   Si, la Costituzione va rivista, così evitiamo di farci prendere per il sedere, Berlusconi ha ragione.

“L’Italia ripudia la guerra”, si legge da una parte, ma ammazzare senza ritegno quando il padrone uesei chiama si può fare, è un dato di fatto, e il fatto non si discute. Il Parlamento made in Italy, ha sentenziato più volte che la guerra in Afghanistan è una giusta guerra e fino a poco tempo fa i nostri eroi stavano lì per scambiare il segno di pace, proprio come facevano i bravi e religiosissimi conquistadores qualche anno addietro. Le truppe tricolori in Afghanistan sono state impegnate in 40 scontri a fuoco e attentati negli ultimi due mesi, da quando gli alpini della Taurinense hanno assunto il comando e diversi afgani sono morti ammazzati grazie alla “missione di pace”.

  

   Art. 11. l'italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

  

   Eppure questi nostri meschini eroi continuano a fare il loro dovere di assassini in Terra Straniera: loro ammazzano, noi paghiamo e tanta gente innocente crepa.



8 giugno 2010

Afghanistan batte Vietnam

  
 
  L
'Afghanistan  batte il  Vietnam
: 104 mesi da quel 7 ottobre 2001, quando iniziò la guerra in Afghanistan, che diventa così il conflitto più lungo della storia d'America. La guerra del Vietnam durò "solo" 103 mesi, dall'agosto 1964 al marzo 1973.
    Auguri Afghanistan, ne hai bisogno.



29 novembre 2009

OBAMA, BERLUSCONI E FINI.

                               

 

       Come alcuni di voi già sanno, il “signor” Guzzanti ha rotto col premier accusandolo di aver tradito Washington per vendersi a Mosca e sul suo blog, l’11 settembre scorso, scriveva testualmente: «L’ordine è arrivato dagli USA: Berlusconi va eliminato. (...) A me già lo disse chiaro e tondo l’ambasciatore Spogli, che andai a salutare quando lasciò l’ambasciata di via Veneto: “Vogliamo un’Italia che non dipenda dalla Russia come una colonia e non vogliamo che la Russia incassi una somma di denaro di dimensioni mostruose, che poi Mosca converte direttamente in armamenti militari”. Da allora, un fatto nuovo di enorme gravità si è aggiunto: l’Italia ha silurato il gasdotto Nabucco (che eliminava la fornitura russa passando per Georgia e Turchia) facendo trionfare South Stream, cioè l’oro di Putin. Contemporaneamente Berlusconi organizzava la triangolazione Roma-Tripoli-Mosca associando Gheddafi nell’affare. (...) L’operazione è stata preparata con cura attraverso una campagna mediatica di lavoro al corpo di Berlusconi, basato sulle vicende sessuali, sulle inchieste di mafia e sulla formazione, nell’area moderata, di un’alternativa politica a tre punte: Montezemolo, Casini e Fini. (...) Lo scontro è ravvicinato e mortale. La grande manovra è cominciata, le artiglierie già battono il campo».  II   giorno dopo, per i duri di comprendonio, Guzzanti aggiungeva due particolari illuminanti: «Le grandi inchieste Mani Pulite sono nate dalla polizia USA (non dalla Cia, ma dall’FBI)» e «Il nuovo ambasciatore USA David Thorne, che davanti al Senato USA ha spiegato di essere consapevole dei problemi che dividono USA e Italia, ha reso visita per mezzora a Montecitorio a Gianfranco Fini».


Il Presidente della Camera, chiamato dai camerati del Fronte: “Dietro gli occhiali niente”, ora è sprezzante e pieno di sé come non mai, Fini è oggi sulla rampa di lancio per una nuova e ben più importante investitura. Piace un po’ a tutti e piace a una sinistra ormai incapace di distinguere una patacca da una pepita, ma soprattutto piace agli USA, decisi a sbarazzarsi d’un miliardario che è uscito dal seminato ed è diventato una pietra d’inciampo. E allora fiato alle parolacce demagogicamente proferite di fronte ai giovani immigrati contro chi osa definirli “diversi”, tanto non c’è nessuno a ricordargli che la legge tuttora in vigore contro gli stessi si chiama Bossi-Fini.

L’ex di ogni cosa Gianfranco Fini avrà presto di che consolarsi: accolto a braccia aperte dai guerrafondai yankee, per i quali John Wayne è sempre un mito, verrà forse ricevuto alla Casa Bianca, dove siede uno zio Tom che raddoppia l’impegno militare in Afghanistan, apre un nuovo fronte in Pakistan, non chiude Guantanamo e riceve perfino il Nobel per la Pace, grazie al quale le  forze alleate in Afghanistan raggiungeranno a breve lo stesso numero schierato dai Sovietici durante la loro guerra su quello scenario. Arriveranno a 140.000 uomini. Il Presidente antiwar Obama ha convinto gli alleati a rendere disponibili altri 10.000 combattenti ed il resto, 30.000, ce li mette lui. La California con il suo tasso di disoccupazione non ride e tutti i sudditi di questo Presidente pacifista piangeranno amaramente quando si vedranno appioppare una tassa dell'1% sui redditi fino a 150.000 $ e del 5% oltre questa cifra. Cosa potrà fare di più il Presidente pacifista non si sa, visto che nel 2009 ha autorizzato più di altri 50.000 soldati per l'Afghanistan. Di una cosa possiamo stare certi ed è che Bush non avrebbe fatto di meglio. Complimenti a Barack; tra il dire e il fare......, ma una cosa almeno l'ometto deve averla capita: il Presidente degli Stati Uniti d'America non ha altro "potere" che quello di attuare i programmi, quelli veri, per realizzare i quali è stato finanziato.


fonti:

www.paologuzzanti.it - www.blogghete.blog.dada.net - varie


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permalink | inviato da Ale. il 29/11/2009 alle 22:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (20) | Versione per la stampa


27 settembre 2009

Guerra in Afghanistan - La verità - prima parte


Guerra in Afghanistan - La verità - prima parte


 

“Dopo la sconfitta dell’Unione Sovietica nella Guerra Fredda, Washington - con l’aiuto di Al-Qaeda - sta stabilendosi in Asia Centrale”

(M. Thompson, “Letter from Kyrgyzstan: the US Moves In”, Time, 27 aprile 2002)

 

“Non ricordo nessun precedente storico di una regione divenuta così all’improvviso talmente importante da un punto di vista strategico come la regione del Caspio”

(dichiarazioni rese nel 1998 dal vicepresidente USA Dick Cheney e riportate in M. Cohn, Cheney’s Black Gold: Oil Interests May Drive US Foreign Policy [!], in the Chicago Tribune, 10 agosto 2000 [!])


L’Asia Centrale “offre opportunità di investimento nella scoperta, produzione, trasporto e raffinazione di enormi quantità di risorse di greggio e gas naturale... Il Kazakhstan è un nuovo Kuwait”

(Oil & Gas Journal, 10 settembre 2001)

 

“L’importanza dell’Afghanistan dal punto di vista energetico nasce dalla sua posizione geografica di potenziale rotta per il transito di petrolio e di gas naturale dall’Asia Centrale al Mar Arabico”

(US Energy Information Agency, settembre 2001)


Sino a tre mesi fa era impensabile che [il percorso per il trasporto del petrolio dall’area del Caspio] passasse attraverso l’Afghanistan per poi sboccare sulle coste del Pakistan e dell’India”

(D. Tonello, “La nuova frontiera dei petrolieri” in Borsa & Finanza, 22 dicembre 2001)

 

“La situazione geopolitica è cambiata e gli Stati Uniti sono diventati il terzo Paese confinante dell’Asia Centrale”

(Y. Karin, esperto di scienze politiche del Kazakhstan: dichiarazione riportata sull’Economist, 19 gennaio 2002)


La GUERRA


Il 30 maggio del 2002 è  avvenuta la firma solenne di un trattato trilaterale tra Turkmenistan, Afghanistan e Pakistan. Oggetto del trattato è stato  la costruzione di un gasdotto lungo 1.500 chilometri, che porterà il gas estratto dai giacimenti di Daulatabad, in Turkmenistan, sino a Gwadar, in Pakistan, passando per l’Afghanistan. Si tratta precisamente del gasdotto a cui “lavorava” la compagnia americana Unocal sin dai primi anni Novanta.

Il reale scopo della guerra in Afghanistan è infatti rappresentato dalla possibilità di controllare aree strategiche dal punto di vista geopolitico e del controllo dei flussi delle materie prime. L’Afghanistan fa parte appunto di una di queste aree. Perché il suo territorio costituisce una via di transito per le risorse energetiche dei Paesi dell’Asia Centrale, perché si trova in una regione tra Cina e Russia, perché è un punto di passaggio strategico tra Europa ed Asia  e, come ha detto Brzezinsky qualche anno fa, “tutti condividono il presupposto che l’Eurasia sia il centro del mondo e che chi controlla l’Eurasia controlli il mondo”. La cosiddetta “guerra al terrorismo” ha per l’appunto consentito agli USA di porre un’ipoteca su quest’area fondamentale. Il fatto di aver imposto la propria presenza diretta in quest’area rappresenta per gli USA il secondo vero grande successo di questa guerra, dopo il rilancio delle spese militari (che rappresentano, per così dire, un “successo” a sé stante in quanto consentono di far ripartire il settore militare USA, uno dei settori trainanti dell’economia americana).

Le risorse energetiche dell’Asia Centrale

 

Secondo stime pubblicate nell’agosto del 2000 dall’Institute for Afghan Studies il valore delle riserve petrolifere dei Paesi dell’Asia Centrale che circondano l’Afghanistan (Azerbaijan, Kazakhstan, Turkmenistan e Uzbekistan) si aggira tra i 2.500 e i 3.500 miliardi di dollari. Oggi si parla di 110 miliardi di barili di petrolio contenuti nel solo Mar Caspio, che ne farebbero la terza riserva mondiale, dopo l’Iraq (113 miliardi) e l’Ara­bia Saudita (262 miliardi). I paesi più ricchi di petrolio sono il Kazakhstan e l’Azerbaijan. Ma nell’area esistono enormi giacimenti anche di gas naturale: a questo riguardo il paese più ricco è il Turkmenistan, seguito dal Kazakhstan e dall’Uzbekistan. Questi tre paesi si situano tra i primi 20 al mondo per quantità di risorse energetiche accertate.

Ma siccome quest’area è stata relativamente poco esplorata, le sue riserve potenziali possono risultare molto superiori ancora. Ce lo dice con estrema chiarezza il sito (governativo) americano dell’Energy Information Administration: “la regione del Mar Caspio è importante per i mercati mondiali perché ha grandi riserve di petrolio e gas che soltanto ora stanno iniziando ad essere pienamente sfruttate ... Benché gli stati che si affacciano sul Mar Caspio siano già primari produttori di energia, molte parti di questo mare e dell’area circostante restano inesplorate...Attraverso l’intervento di ulteriori investimenti stranieri, l’applicazione di tecnologia occidentale, e lo sviluppo di nuovi mercati di sbocco, la produzione di petrolio e gas naturale nella regione del Caspio potrebbe moltiplicarsi”.

Poco meno di 90 anni fa, un teorico marxista scriveva: “Per il capitale finanziario sono importanti non solo le sorgenti di materie prime già scoperte, ma anche quelle eventualmente ancora da scoprire, giacchè ai nostri giorni la tecnica fa progressi vertiginosi, e terreni oggi inutilizzabili possono domani esser messi in valore, appena siano stati trovati nuovi metodi (e a tal fine la grande banca può allestire speciali spedizioni di ingegneri, agronomi, ecc.) e non appena siano stati impiegati più forti capitali. Lo stesso si può dire delle esplorazioni in cerca di nuove ricchezze minerarie, della scoperta di nuovi metodi di lavorazione e di utilizzazione di questa o quella materia prima, ecc. Da ciò nasce inevitabilmente la tendenza del capitale finanziario ad allargare il proprio territorio economico, e anche il proprio territorio in generale”.

Cheney non è l’unico esponente della lobby petrolifera a ricoprire responsabilità di governo nell’ammini­strazione Bush. Condoleezza Rice, consigliere per la sicurezza, è stata dal 1991 al 2000 nel Consiglio di Amministrazione della Chevron (le è stata intitolata anche una petroliera della compagnia): in tale veste è intervenuta in Kazakhstan, dove la Chevron ha importanti interessi (vi ha investito più di 20 miliardi di dollari). Il ministro del commercio, Donald Evans, è stato per 25 anni amministratore della Tom Brown (gas naturale). La sottosegretaria dello stesso ministero, Kathleen Cooper, è stata capo economista della Exxon. Anche il ministro per l’energia, Spencer Abraham, proviene dal settore. Gale Norton, ministro dell’interno, come avvocato ha difeso la Delta Petroleum (e la sua campagna elettorale è stata finanziata dalla Bp-Amoco). E, dulcis in fundo, tanto Bush padre che Bush figlio sono petrolieri da sempre.Di fronte alla presenza diretta di questo esercito di - chiamiamoli così - profondi conoscitori delle problematiche energetiche, anche il fatto che le compagnie petrolifere abbiano contributo alla campagna elettorale di Bush & C. per 10 milioni di dollari assume una rilevanza secondaria..



da leggere:

Z. Brzezinsky, La grande scacchiera, 1997.

V. Giacché, "La guerra e il suo uso economico", Imperialismo, mondializzazione e guerra, Speciale allegato a l'Ernesto, sett.-ott. 2001, pp. 16-18, e in "Perché la guerra fa bene all'economia", in Proteo, n. 3/2001, pp. 111-116.

D. Tonello, "La nuova frontiera dei petrolieri" in Borsa & Finanza, 22 dicembre 2001; B. Koerner, "What if the Caspian Region were a major Oil Supplier", in Worldlink [si tratta della rivista del World Economic Forum di Davos - quest'anno spostato a New York], 17 gennaio 2002. La stima dell'entità delle riserve petrolifere dell'area è stata fatta dal Dipartimento dell'Energia del governo americano.

Il 17 dicembre il Financial Times ha dedicato un fascicolo al Kazakhstan. L'articolo di apertura recava questo titolo: "Geopolitics and oil focus the spotlight on Central Asia".

E.I.A., Caspian Sea Region, luglio 2001 (www.eia.doe.gov/emeu/cabs/caspian. html). Per dati quantitativi su entità delle risorse e dell'export si vedano le tabelle riportate in www.eia.doe.gov/emeu/cabs/caspgrph. html#TAB2.

V. I. Lenin, L'imperialismo, fase suprema del capitalismo, 1915-6.

J-C. Brisard, G. Dasquié, La verità negata, 2001; tr.it. Ed. Tropea, 2002, pp. 42-43; A. Politi, "Sua Maestà l'oro nero", l'Espresso, 1° novembre 2001.

Hanno contribuito alla campagna elettorale di Bush i presidenti ed amministratori delegati di queste società: Exxon, Philips Petroleum, Mobil, Occidental Petroleum, Texaco (http://democraticleader.house.ogv/uploads/05-16-01EnergySpecialInterest.pdf).

aggiungo anche il link di un articolo di Gino Strada:

http://www.nntp.it/politica-pds/1236492-afghanistan-una-guerra-sporca.html

    fonte: L'Ernesto toscano

LA VERA STORIA DELLA GUERRA IN AFGHANISTAN

le risorse energetiche e il controllo dell’Asia Centrale

di Vladimiro Giacché





22 settembre 2009

Falsi Eroi e lacrime al vento


Afghanistan - uranio impoverito


Quando si piangono gli assassini...



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