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12 settembre 2010

11 SETTEMBRE - LE UNICHE VERITA'


11 settembre, gli anni passano e il mistero resta.

Non sono coperte da mistero invece le cause delle inutili morti di migliaia di innocenti in Iraq, in Afghanistan e le conseguenti ripercussioni nei Paesi dell’area mediorientale e nel mondo intero..

Solo ieri il presidente degli Stati Uniti ha ricordato con Bin Laden la lotta all’estremismo Islamico, sottolineando la necessità di scovare il pericolo n°1 del Pianeta, costi quel che costi (?)….E intanto guerre, occupazioni, torture, distruzione del patrimonio culturale mondiale ad opera della coalizione occidentale proseguono nell’indifferenza dei popoli non coinvolti direttamente.

Il curriculum di violenza degli USA

Fonte: Quaderni Satyagraha

Subito dopo l'11 settembre 2001 Zoltan Grossman ha preparato un elenco su "Un secolo di interventi militari USA da Wounded Knee all’Afghanistan", basati sui Congressional Records ed il Library of Congress Congressional Reserch Service. La sua lista comprende un elenco di 134 interventi grandi e piccoli, interni e globali, nel corso di 111 anni, dal 1890 al 2001, con la media di 1,15 interventi per anno prima della fine della Seconda Guerra Mondiale, e una media di 1,29 dopo; registrando un piccolo aumento.
Se noi restringiamo l'attenzione al periodo di 11 anni dopo la fine della Guerra Fredda, troviamo 22 interventi, cioè una media di 2,0 per anno. Questo dato è compatibile con l'ipotesi che via via che un impero o una egemonia si espande è necessario un maggior numero di interventi per la sua protezione.

William Blum nelle trecento pagine nel suo libro "Stato Canaglia: una guida all'unica superpotenza Mondiale", ci offre molti dettagli. Alcuni di questi possono essere discussi. Ma la nostra attenzione è rivolta alle vittime, ai loro familiari, ai profughi, alla distruzione delle opere umane e dell’ambiente naturale, ai danni procurati alle istituzioni e alla cultura da una tale enorme propensione alla violenza. Confrontato con tutto questo, quello di cui Bin Laden è accusato è piuttosto modesto: le bombe del 1993 al World Trade Center, le bombe del 1998 alle ambasciate USA a Nairobi e Dar es Salaam, l’attacco con una bomba al cacciatorpediniere Cole in un porto dello Yemen, e l’11 settembre 2001. Non si possono negare alcuni validi moventi. Ma ci rifiutiamo di credere che la violenza fosse l’unica possibilità a cui ricorrere.

Blum fa un elenco di 67 "Interventi Globali dal 1945", includendo interventi non-militari e molta violenza indiretta sostenuta dagli Usa. In ordine cronologico sono: Cina dal '45 al '51, Francia '47, Isole Marshall dal '46 al '58, Italia dal '47 agli anni 70; Grecia dal '47 al '49, Filippine dal '45 al '53, Corea dal '45 al '53, Albania dal '49 al '53, Europa Orientale dal '48 al '56, Germania anni 50, Iran '53, Guatemala dal '53 agli anni 90, Costa Rica anni 50, Medio Oriente dal '56 al '58, Indonesia dal '57 al '58, Haiti '59, Europa Occidentale anni 50 e 60; Guyana Britannica dal '53 al '64; Iraq dal '58 al '63, Unione Sovietica dagli anni 40 agli anni 60, Vietnam dal '45 al '73, Cambogia dal '55 al '73, Laos dal '57 al '73, Thailandia dal '65 al '73, Ecuador dal '60 al '63, Congo-Zaire '77 -'78; Francia-Algeria anni 60, Brasile dal '61 al '63, Perù '65, Repubblica Dominicana dal '63 al '65, Cuba dal '59 ad oggi, Ghana '66, Uruguay dal '69 al '72, Cile dal '64 al '73, Grecia dal '67 al '74, Sud Africa dagli anni 60 agli anni 80, Bolivia dal '64 al '75, Australia dal '72 al '75, Iraq dal ’72 al ’75, Portogallo dal '74 al '76, Timor Est dal '75 al '99, Angola dal '75 agli anni '80, Giamaica '76, Honduras anni 80, Nicaragua dal '78 agli anni 90, Filippine anni 70, Seychelles dal '79 al '81, Yemen dal '79 al '84, Corea del Sud ’80, Ciad '81 e '82, Grenada dal '79 al '83, Suriname dal '82 al '84, Libia dal '81 al '89, Fiji '87, Panama '89, Afghanistan dal '79 al '92, El Salvador dal '80 al '92, Haiti dal '87 al '94, Bulgaria '90 e '91, Somalia '93, Iraq negli anni ’90, Perù negli anni ’90, Messico negli anni '90, Colombia negli anni '90; Yugoslavia dal '95 al ‘99.

In 25 casi gli interventi hanno assunto la forma di bombardamenti: Cina '45 e '46, Corea-Cina dal '50 al '53, Guatemala '54, Indonesia '58, Cuba '60 e '61, Guatemala ’60, Vietnam dal '61 al '73, Congo '64, Perù '65, Laos dal '64 al '73, Cambogia '69 e '70, Guatemala dal ’67 al ’69, Grenada '83, Libano-Siria '83 e '84, Libia '86, El Salvador anni 80, Nicaragua anni 80, Iran '87, Panama '89, Iraq dal '91 ad oggi, Kuwait '91, Somalia '93, Sudan '98, Afghanistan '98, Yugoslavia '99.
In 35 casi sono stati messi in atto assassini, tentati o riusciti, di personalità, inclusi capi di Stato, e l'assistenza alla pratica della tortura ha riguardato 11 paesi (Grecia, Iran, Germania, Vietnam, Bolivia, Uruguay, Brasile, Guatemala, El Salvador, Honduras, Panama). Molto veementi sono state le reazioni contro leader che in precedenza abbiano lavorato per gli Usa, perché avevano un nemico comune: Pol Pot, Manuel Noriega, Saddam Hussein, Mohammad Aidid e Osama Bin Laden.
Blum, inoltre, elenca 23 paesi dove gli USA hanno "falsato le elezioni", interferendo nei processi democratici: Italia dal '48 agli anni 70, Libano negli anni 50, Indonesia '55, Vietnam '55, Guyana dal '53 al 64, Giappone dal '58 agli anni 70, Nepal '59, Laos '60, Brasile '62, Repubblica Dominicana '62, Guatemala '63, Bolivia '66, Cile dal '64 al '70, Portogallo '74 e '75, Australia '74 e '75, Giamaica '76, Panama '84 e '89, Nicaragua '84 e '90, Haiti '87 e '88, Bulgaria '91 e '92, Russia '96, Mongolia '96, Bosnia '98.

Gli interventi hanno attraversato, con notevoli sovrapposizioni, quattro regioni:

Regione I Asia orientale Buddhista-confuciana
Regione II Europa orientale Cristiano-ortodossa
Regione III America Latina Cristiano-Cattolica
Regione IV Asia occidentale Islam

Il primo centro dell’intervento USA è stata l’Asia orientale (Corea, Vietnam, Indonesia; ma anche Iran), un intervento estremamente violento.
Il secondo è stata l’Europa orientale (inclusa l’Unione Sovietica), la Guerra Fredda che fortunatamente non è diventata calda, almeno non in Europa, anche se la guerra fredda è continuata nell’Asia orientale. In questo, la presenza di una contro-superpotenza ha contribuito molto, e quando quella superpotenza è sparita la violenza USA è stata esercitata sul territorio Ortodosso, in Serbia e Macedonia.
Il terzo è stato in America Latina, allargandosi più o meno a tutti i paesi dopo aver iniziato e tratto impulso da Cuba. La violenza è stata micro e meso, non la macro violenza dell’Asia orientale, per non dire la mega violenza temuta per il “teatro” europeo.
Il quarto è nell’Asia occidentale, cominciato con la Palestina e l’Iran, poi la Libia e il Libano/Siria, e negli anni ’90 con l’Iraq, l’Arabia Saudita (per le basi militari) e l’Afghanistan.
Fonte: Quaderni Satyagraha


8 marzo 2010

Ancora sull'11 settembre - La grande beffa



Dopo un periodo di astensione dal mio blog ho deciso di riprendere la mia attività di informazione con un interessante articolo sulla beffa dell'11 settembre. Siamo in questi giorni presi dalle vergognose manovre della politica italiana in materia elettorale, in cui i "Presidenti" ed i politici di casa nostra, si prestano ad un modus operandi tipico di un regime dai poteri consolidati dalle gens italiche, e spesso ci dimentichiamo degli eventi che in questo ultimo periodo storico hanno cambiato il mondo.

Gianluca Freda
nel suo blog ha tradotto e commentato un eccellente articolo di "Septemberclues", in cui ancora una volta pone in luce le menzogne americane in merito alla vicenda dell'attentato alle Torri Gemelle.

Una delle domande che viene rivolta più frequentemente a chi non crede alla versione ufficiale dell’11 settembre è: se davvero gli attacchi aerei erano fittizi, se le torri sono crollate per demolizione controllata e non per l’impatto con i velivoli, allora che fine hanno fatto gli aerei di linea e i loro passeggeri?
Riguardo agli aerei che sarebbero stati coinvolti negli attentati, la risposta è nota da tempo: non hanno fatto nessuna fine. Erano voli NON in programma per l’11 settembre (vedi questo articolo), quel giorno NON sono mai partiti e i vari “pezzi” dei velivoli raccolti dopo i presunti impatti NON sono mai stati identificati dal NTSB, per ordine dello stesso FBI (vedi questo articolo). Qualunque cosa abbia colpito le torri e il Pentagono non era un aereo di linea. Poteva trattarsi di aerei militari teleguidati camuffati da aerei civili. Potrebbe essersi trattato di una ricostruzione digitale creata appositamente per la TV (in fondo tutto ciò che abbiamo visto dell’11/9 lo abbiamo visto in TV, che non è esattamente una fonte attendibile d’informazione). Una cosa è certa: se davvero esistevano degli aerei, essi non erano i voli passeggeri di cui ci è stato raccontato.
Sappiamo anche che gli stessi “terroristi” non sono mai esistiti. Alcuni di loro erano comuni cittadini di paesi arabi, tuttora vivi e vegeti; altri erano semplici identità fittizie, inventate di sana pianta e tratte dal database dei veri ideatori degli attentati, cioè i servizi segreti israeliani e americani (in fondo “Al-Qaeda” in arabo significa appunto “il database”); altri ancora, come Mohammed Atta, erano cittadini arabi con domicilio negli USA, fatti sparire dopo averne “rubato” le identità (vedi questo articolo).

Ma che fine hanno fatto le vittime degli aerei di linea?
Dando un’occhiata ai vari “memoriali” dedicati su internet ai morti dell’11 settembre ci si può fare un’idea abbastanza precisa: anche in questo caso, la maggior parte di queste vittime è inesistente. Si tratta, ancora una volta, di persone inventate, a cui è stata fornita un’identità somatica fittizia attraverso il procedimento di elaborazione digitale noto come “morphing” (vedi il video qui sopra). Se volete divertirvi da soli ad elaborare facce di persone inesistenti a cui attribuire identità a piacere, qui trovate un programmino di uso comune adatto all’uopo.Se per le torri sappiamo con certezza che vi è stato un certo numero di morti (i cosiddetti WTC jumpers, cioè le persone che si vedono saltare dai grattacieli fumanti dopo l’”impatto”, oltre a quelle rimaste intrappolate e su cui esistono diverse testimonianze), sulle vittime degli aerei di linea le informazioni sono controverse e contradittorie.

Il sito americano Septemberclues ha svolto un ottimo lavoro, mettendo a confronto le immagini delle presunte “vittime” raccolte qua e là su vari siti internet dedicati all’11 settembre. Fornisco qui sotto una traduzione dell’articolo di Septemberclues relativo a questo nuovo sconcertante aspetto della più grande truffa mai perpetrata dai mezzi d’informazione del potere a danno dell’umanità intera...
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3 dicembre 2009

Continua la distruzione dell'Afghanistan - ora anche per mano di Obama



Quindici dei diciannove terroristi dell'11 settembre erano sauditi e nessuno di loro era afgano.

Non vi è nessuna prova diretta, di pubblico dominio, che colleghi Osama bin Laden agli attacchi dell'11 Settembre.

Nel migliore dei casi si tratta di prove indiziarie.

Fra queste, forse gli indizi più solidi sono dei presunti bonifici bancari tra un uomo di al-Queda e l'uomo che si dice sia stato il capo dei dirottatori.

Altre prove, le intercettazioni telefoniche, i collegamenti di Mohammed Attà con la Jihad Islamica Egiziana, o il collegamento di altri dirottatori ad al-Queda sono ancora meno solide.

Le prove non vengono valutate in un tribunale, ma servono solo a convincere vari governi nel mondo ad appoggiare la guerra contro il terrorismo condotta dagli Stati Uniti, ed in misura minore ad avere il supporto dell'opinione pubblica.

Dirigenti inglesi e americani hanno fatto sapere di non poter rendere note tutte le prove per motivi di sicurezza.

Nell'asserire che dietro agli attacchi vi sia bin Laden, i dirigenti americani  e inglesi si affidano pesantemente a quello che credono essere il passato di bin Laden e le sue connessioni ad altri attacchi terroristici.

In realtà sostengono che gli attentati facciano parte di una metodologia collegata ad attacchi precedenti, sopratutto la bomba alla nave Cole dell'ottobre 2000, nello Yemen,  e le due ambasciate nell' Africa Orientale nell'Agosto 1998.

E allora, un Uomo che sia Uomo e non criminale deve porsi la domanda: perchè e cosa stiamo facendo in Afghanistan? Io la risposta ve l'ho fornita nei miei precedenti post, non intendo per ora ritornarci.

Il recente discorso di Obama è stato dai contenuti allucinanti e il nostro Governo non ha perso tempo nel dimostrarsi eterno schiavo del padrone uesei.

Uno schifo.



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